Bimba violentata, sbatti il mostro in home page

Sul caso della piccola arrivata morta in ospedale e la ridda di notizie fasulle che ha alimentato

Salerno.  

Bisogna andarci cauti prima di sbattere i mostri in prima pagina. Prima di pubblicare notizie terribili e che sconvolgono la vita dei protagonisti. Come nel caso della bimba del salernitano, arrivata morta in ospedale. Si è dato credito a una prima infondata notizia: è stata vittima di una violenza. Ebbene non era vero. La piccola non avrebbe subito nessun abuso, niente di niente. Lo ha dichiarato il sostituto procuratore che conduce le indagini. Lo hanno ribadito i carabinieri.

Non un semplice errore. Ma qualcosa di peggio. E che impone una riflessione sul lavoro di giornalista al tempo del web. La velocità è diventato tutto. Bisogna scrivere pubblicare i post prima degli altri. Questa è la prerogativa. E a volte, come nel caso della piccola del salernitano, mettendo in secondo piano una necessità che è alla base del nostro lavoro: la verifica della notizia. Che è sempre fondamentale, e lo è ancor di più quando i fatti raccontati coinvolgono e rischiano di stravolgere altre persone. Sui social la gogna mediatica parte all'istante, si propaga a ritmi vertiginosi e più a fondo rispetto ai giornali in carta stampata (che lasciano anche più tempo per accertare le notizie e la credibilità delle fonti).

Anche sui quotidiani – nonostante abbiano più tempo per le dovute verifiche –, persone del tutto innocenti sono diventate “mostri”. Il caso più clamoroso – molto simile a quello salernitano – è accaduto a Milano. Un padre arrestato, rinchiuso in carcere, accusato di aver violentato la figlia di pochi anni. Articoli continui. A scavare nella vita del presunto colpevole. Con i vicini che dichiaravano: “E' sempre stato un tipo strano”. Poi, perizie su perizie. Fino all'ultima: nessuna violenza, la piccola ha soluto avuto una reazione allergica alle supposte di Tachipirina.

Nel frattempo la vita di quell'uomo è stata devastata.

Nel caso salernitano si è chiarito tutto in poche ore, per fortuna. Neppure il tempo di immaginare mostri. O meglio: qualche organo di informazione aveva già individuato il presunto colpevole. Il dramma resta, la morte della piccola (con i motivi che dovranno comunque essere accertati da un'autopsia). Ma nessuno parla più di violenza sessuale.

Che serva da lezione. Ai velocisti del web. Scrivere una notizia prima degli altri è una parte importante del nostro mestiere. Ma che sia attendibile. O mettiamo a rischio la vita di gente perbene e la credibilità del sistema informazione.

Luciano Trapanese