Omicidio Vassallo, la Fondazione: «Con tenacia e costanza otterremo la verità»

A parlare è il fratello Dario Vassallo in seguito all'inchiesta giornalistica de Le Iene

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La Fondazione dedicata al sindaco pescatore ribadisce: il traffico di droga è il movente dell'omicidio del sindaco Angelo Vassallo. Del caso è tornato ad occuparsene il programma televisivo Le Iene.

Pollica.  

«Con tenacia e costanza otterremo la verità sull’omicidio del Sindaco Pescatore». A dirlo è Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore poche ore dopo il programma Le Iene, ch'è tornato ad occuparsi dell'omicidio del sindaco di Pollica. 

Le Iene

«Le Iene hanno fatto un ottimo lavoro evidenziando non solo un diffuso squallore umano ma mettendo in evidenza che molti continuano a vivere in una realtà parallela, dove l'uso della droga e la sua "commercializzazione" vengano considerate una cosa normale, oltre che l'assenza del Sindaco non è dovuta alla sua uccisione ma è come se fosse andato in vacanza. Solo entrando nell'elenco degli indagati di un omicidio così efferato dovrebbe scaturire in loro uno sconvolgimento interiore, invece continuano a vivere una vita normale, come se niente fosse, anzi, ostacolando chi come noi cerca la verità. Questo è uno dei paradossi di questa storia, ma anche di questa società. Incredibile, si sono perso i fondamenti del genere umano» rincara la dose Dario.

Il movente

«Il movente è la droga e lo diciamo da un decennio. Qui in questo paese, Acciaroli, per qualcuno, non per tutti, è come se si parlasse di una cosa banale, ovvia, trascurando volutamente che la stessa, genera morte, povertà, squallore e per qualcuno "introiti" milionari. Ma voi con uno che è accusato dell'omicidio del Sindaco Pescatore ci prendereste un caffè? L'Arma dei Carabinieri in questa storia appare come un corpo estraneo alla società civile e democratica ed è strano che gli stessi uomini mi abbiano querelato per ben sei volte. Ma non provate vergogna?» aggiunge il fratello del sindaco. 

Le parole del fratello, Dario Vassallo

«Siamo fiduciosi che l'Arma con la quale abbiamo sempre condiviso questa ricerca della verità prenda provvedimenti esemplari nei confronti di chi, direttamente e indirettamente, è coinvolto in questa indagine. Non si può accettare da parte nostra che Fabio Cagnazzo e Luigi Molaro vestano ancora la divisa dello Stato. Tantomeno il "carabiniere sordo" promosso a comandante di una stazione carabinieri di Napoli e, senza trascurare i carabinieri della caserma di Pollica che hanno avuto l'ardire di querelarmi due giorni dopo l'uccisione di nostro fratello - aggiunge ancora Dario Vassallo - All'Arma diciamo chiaramente che pretendiamo chiarezza e pugno fermo. Costoro hanno giurato fedeltà nei secoli. Poi c'è l'attuale sindaco di Pollica, colui che ha autorizzato durante questi dodici anni   il 5 settembre, la sagra del pesce il giorno che dovrebbe essere il giorno del lutto di una comunità».

«E' lo stesso sindaco che insieme alla sua amministrazione ha cacciato la fondazione dedicata ad Angelo, dal castello Capano di Pollica, per darla in gestione ad una società con sede a Catania, ma operante con diversi ristoranti a Bologna. Il Sindaco Angelo Vassallo l'aveva acquistata per la comunità di Pollica. Nel lavoro svolto da Le Iene bisogna evidenziare che ci sono delle lacune e tra queste la più evidente è l'assenza della politica, soprattutto del partito al quale era iscritto Angelo. Il Partito Democratico. A livello locale, provinciale e regionale non hanno mai cercato la verità, anzi hanno ostacolato con tracotanza il percorso della Fondazione Angelo Vassallo. Invece a livello nazionale i vari segretari (Renzi, Zingaretti, Letta) che si sono succeduti durante questi lunghi anni non hanno mai risposto alle nostre missive dove chiedevamo solo un semplice incontro, un confronto leale, chiarificatore sul loro modo di fare, sulla loro assenza. Perché questo comportamento? Angelo era solo. Ieri abbiamo visto troppe lacrime di coccodrillo e uno squallore senza fine. Neanche Dio vi perdonerà, men che meno noi» conclude Vassallo.