Fonderie Pisano, i sindacati: "Emergenza occupazionale, subito tavolo di crisi"

Cgil e Fiom chiedono alla Regione di farsi carico del futuro dei lavoratori dello stabilimento

fonderie pisano i sindacati emergenza occupazionale subito tavolo di crisi
Salerno.  

Lo stop all'Autorizzazione ambientale da parte della Regione alle Fonderie Pisano apre scenari foschi per gli oltre cento lavoratori dell'opificio di via Dei Greci, a Fratte.

 

In una nota, Fiom e Cgil chiedono a Palazzo Santa Lucia di adottare al più presto i provvedimenti per tutelare il futuro delle maestranze: "La condizione è ulteriormente drammatica", scrivono i sindacati.

Il decreto dirigenziale regionale di rigetto, ricevuto il 25 marzo, ha disposto l'obbligo di cessazione delle attività, scatenando quello che le organizzazioni sindacali descrivono come un "clima di cocente emergenza occupazionale" che si sta già manifestando concretamente.

CGIL e FIOM ricordano di aver già sollevato, nell'incontro di marzo, la necessità di accompagnare un progetto di nuova fonderia in area industriale e di garantire una continuità economica e occupazionale per le maestranze. Continuità che oggi appare messa seriamente in discussione.

"Le decisioni assunte sulla materia non possono e non devono penalizzare il diritto al lavoro di tanti lavoratori e famiglie", si legge nella lettera, "e non possono essere scaricate solo sulle loro spalle". I sindacati chiedono pertanto la riconvocazione urgente di tutte le parti già coinvolte nel tavolo di vertenza, per trovare risposte immediate e salvaguardare anche la prospettiva di realizzare il progetto di rilancio industriale.

Il tono dell'appello si fa ancora più pressante: i firmatari richiamano la "tensione che si sta accumulando" tra i lavoratori dello stabilimento, con il rischio che la crisi si estenda ad altre maestranze del Gruppo. "Ce lo impone la necessità di garantire una tenuta democratica del confronto", si legge, "ce lo impone il rispetto per le prospettive di dignità e di vita di tutti".

Il territorio salernitano perde così un'ulteriore realtà produttiva di carattere industriale, in un contesto che, secondo i sindacati, "non può assolutamente permetterselo".