Il 5 maggio 1998 resta una data scolpita nella memoria collettiva della Campania. Una giornata di pioggia incessante si trasformò in una delle peggiori catastrofi idrogeologiche della storia italiana recente: colate di fango e detriti travolsero Sarno, Quindici, Siano, Bracigliano e San Felice a Cancello, causando 160 vittime e lasciando dietro di sé un paesaggio devastato. A distanza di ventotto anni, quel ricordo continua a essere un monito sulla fragilità del territorio e sulla necessità di una prevenzione che non può più attendere.
Il giorno in cui la montagna crollò
Le piogge torrenziali cadute per giorni saturarono il terreno del versante del Pizzo d’Alvano. Alle 17.30 circa, la montagna cedette: una massa di fango, acqua e detriti scese a una velocità impressionante, travolgendo case, strade, auto, persone. Interi quartieri furono cancellati in pochi minuti. I soccorritori, arrivati tra mille difficoltà, si trovarono davanti a uno scenario apocalittico.
Le commemorazioni di oggi
Anche quest’anno Sarno e gli altri comuni colpiti si fermano per ricordare. Cerimonie istituzionali, messe in suffragio, cortei silenziosi: momenti di memoria che coinvolgono famiglie delle vittime, cittadini, scuole e autorità. La ferita è ancora viva, soprattutto per chi quel giorno ha perso tutto.
Molti dei familiari chiedono che la memoria non si trasformi in semplice ritualità. “Ricordare non basta”, ripetono ogni anno. “Serve prevenzione, serve manutenzione, serve rispetto per il territorio”.
