Fonderie Pisano: no dal Consiglio di Stato, spiragli dal Ministero

Il ministro Urso: «Non possiamo perdere questa realtà». Ma per ora lo stabilimento non riaprirà

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Salerno.  

Nuovo tavolo al Mimit sulla vertenza relativa alle Fonderie Pisano, azienda specializzata nella produzione di getti in ghisa di seconda fusione, nell’ambito del percorso di rilancio industriale del sito di Salerno, che coinvolge oltre 100 lavoratori e la tutela dei livelli occupazionali. Nel corso dell’incontro, il ministero ha ribadito la massima attenzione affinché non vengano disperse le competenze e il valore industriale di una realtà strategica per il tessuto produttivo campano e nazionale.

«Non possiamo perdere una realtà produttiva come questa. È necessario accelerare ogni passaggio utile per garantire un futuro produttivo all’azienda, tutelando i lavoratori e l’intero indotto, e accompagnare in modo concreto il percorso di rilancio industriale e occupazionale dell’azienda», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Il Dicastero ha confermato al contempo di aver già avviato interlocuzioni con Invitalia per definire modalità e strumenti di sostegno economico al progetto di realizzazione di un nuovo sito produttivo green, indispensabile per garantire prospettive industriali sostenibili e pienamente compatibili con la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori.

L’obiettivo condiviso dalle parti è individuare, nel più breve tempo possibile e anche attraverso le opportunità offerte dalla Zes, un’area idonea in grado di garantire continuità produttiva a una realtà considerata fondamentale per il territorio.

Doccia gelata dal Consiglio di Stato: "No alla riapertura"

In mattinata, tuttavia, è arrivato un nuovo "no" dal Consiglio di Stato che ha bocciato il ricorso dello stabilimento. «L’ordinanza del Consiglio di Stato conferma integralmente la correttezza del percorso amministrativo, tecnico e giuridico seguito dalla Regione Campania nella vicenda delle Fonderie Pisano». Lo dichiara l’assessora regionale all'Ambiente, Claudia Pecoraro, commentando la decisione della IV Sezione del Consiglio di Stato che ha confermato, nella sostanza, il provvedimento regionale di decadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento di Fratte.

«Il Consiglio di Stato - prosegue Pecoraro - ribadisce un principio fondamentale: il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente costituisce un interesse prevalente, richiamando anche la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha accertato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea per la mancata tutela delle cittadine e dei cittadini residenti nell’area interessata. L’ordinanza conferma inoltre la piena legittimità dell’azione amministrativa della Regione Campania, riconoscendo la correttezza delle procedure adottate, dei tempi tecnici osservati e delle valutazioni ambientali effettuate, rispetto alle contestazioni avanzate dall’azienda».

Pecoraro richiama anche uno dei passaggi centrali contenuti nel provvedimento: «Il Consiglio di Stato chiarisce che il tema della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere utilizzato per contestare la legittimità del provvedimento regionale, evidenziando come l’azienda fosse consapevole da oltre vent’anni della necessità di procedere alla delocalizzazione dello stabilimento senza che ciò sia mai avvenuto». «Lo stesso Collegio – continua Pecoraro – rileva inoltre che non risultano circostanze ostative al ricorso tempestivo agli ammortizzatori sociali e, in particolare, alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, prevista anche per i processi di riorganizzazione aziendale legati agli adeguamenti tecnologici necessari al rispetto delle nuove BAT».

«L’unico punto oggetto di sospensione cautelare - conclude l’assessora - riguarda esclusivamente la richiesta immediata di presentazione del piano di dismissione e ripristino ambientale dell’impianto, rinviata dal Consiglio di Stato per evitare effetti irreversibili prima della decisione di merito del TAR. Resta invece pienamente confermata la validità del provvedimento regionale e la cessazione dell’attività produttiva».

«Con questa decisione si conferma il corretto operato della Regione Campania. E si ribadisce un principio fondamentale: il diritto alla salute è un diritto non negoziabile - così il presidente della regione Campania, Roberto Fico - Lavoriamo per uno sviluppo sostenibile perseguendo l'interesse pubblico alla tutela della salute e dell'ambiente. Seguiremo con attenzione la situazione delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie, nella consapevolezza della complessità sociale e umana che questa vicenda comporta».

Legambiente: «Riconosciute le ragioni della comunità»

«Anche il Consiglio di Stato conferma la chiusura delle Fonderie Pisano, riconoscendo le ragioni di una comunità, quella della Valle dell'Irno, esposta agli effetti di un'azienda che non ha avuto la lungimiranza di investire in ricerca e innovazione per mettere al sicuro contemporaneamente cittadini, lavoratori e produzioni». Così in una nota Mariateresa Imparato, presidente regionale Legambiente commenta la decisione del Consiglio di Stato che ha rigettato il ricorso dei proprietari della Fonderie Pisano e di fatto confermato la chiusura dello stabilimento, rimettendo al Tar la decisione finale.

«Una ordinanza che al momento - continua - conferma in modo inequivocabile ciò che cittadini, comitati e associazioni denunciano da troppo tempo: non è più tollerabile sacrificare la salute pubblica e l'ambiente. Per Legambiente Campania, che con gli avvocati Giuseppe Giarletta e Guido Lenza del Centro di Azione giuridica, si è costituita in giudizio per opporsi al ricorso presentato dai proprietari delle Fonderie Pisano la siderurgia può e deve continuare a esistere in provincia di Salerno e in tutta la regione, ma solo attraverso tecnologie avanzate, processi produttivi puliti e il pieno rispetto delle normative ambientali e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, e delle comunità locali, come già avviene in altre parti del Paese».