Crescent, alzano la voce gli attivisti: "Sospendete i lavori"

La sentenza della Cassazione mette tutto in discussione, inviate le carte in Procura

Salerno.  

Le motivazioni depositate lunedì scorso dalla Corte di Cassazione sul ricorso proposto dalla Crescent srl dello scorso maggio fa scatenare gli attivisti da sempre contrari alla costruzione dell’edificio a mezza luna progettato dall’archistar Ricardo Bofil. Motivazioni che è stata subito oggetto di studio da parte dei legali dell’associazione “No Crescent” – Oreste Agosto e Pierluigi Morena – e che riapre la questione dei famosi permessi paesaggistici. Tanto che le associazioni ambientaliste richiedono nuovamente la sospensione dei lavori nell’area di Santa Teresa. “Il Consiglio di Stato non ha mai avallato la legittimità dei permessi di costruire del 2011 e del 2012, perché non ha mai deciso sul punto”, affermano gli attivisti del No Crescent. Sarebbero state annullate le famose autorizzazioni paesaggistiche. “La conseguenza della decisione della Cassazione è che i permessi del 2011 e del 2012 essendo privi di autorizzazione paesaggistica sono illegittimi e quindi sono illegittimi tutti quelli in variante successivamente rilasciati nel 2015 e nel 2016. E’ confermato che il Crescent è abusivo sin dall’origine e quindi insanabile”. Ma c’è anche il punto degli oneri di urbanizzazione. “Si è sostenuto che “un’erronea determinazione degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione non rileva ai fini della legittimità della concessione edilizia”. Quindi la collettività salernitana per colpa evidente del Comune e dei suoi organi ha onerato sulle casse pubbliche la realizzazione di un’opera, peraltro illegittima, mentre la piazza doveva essere, per espressa previsione del Puc, realizzata  “a cura e spese” dai soggetti privati”. Si prevede l’ennesima battaglia a colpi di carte bollate, con gli attivisti che annunciano di trasmettere “uno specifico esposto alla Procura della Repubblica per accertare le precise responsabilità penali degli organi politici e burocratici”. Da qui anche l’ennesima diffida alla Regione. “Nelle more il Comune ha il dovere di sospendere i lavori. – affermano gli attivisti - Il Comune ha il dovere di rappresentare a tutti gli organi anche giudiziari che non si tratta di oneri di urbanizzazione bensì di una prescrizione del Puc che si doveva applicare per il sub comparto 1 e si dovrà applicare anche per il sub comparto 2. La Magistratura salernitana, alla luce dell’equivoco oneri-prescrizione Puc dovrà emettere nuovi provvedimenti cautelari. Il Comune e la Soprintendenza dovranno emettere provvedimenti demolitori. E su questo punto sarà ancora una volta sarà diffidata anche la Regione Campania per l’adozione dei poteri sostitutivi”.

 

Redazione