di Siep
Carmelo Di Napoli era una presenza fissa sul corso Vittorio Emanuele: arrivava ogni mattina da Eboli con il treno, sempre con il quotidiano sottobraccio, che in gioventù era il Manifesto e poi divenne la Repubblica. Voleva parlare, conversare. Cercava sempre il contatto col prossimo. «Amici, ma che dite? Io vi offro la salvezza dalla fine del mondo e voi mi insultate?» provocò sulle pagine di Fb che per lui rappresentarono l'estemporanea prosecuzione dei «comizi» per invocare consenso e proseliti alle sue «profezie» sulla fine del mondo, insieme a quei «compagni alieni». Compagni che forse erano la naturale proiezione dell'abbandono di quei compagni comunisti che lasciarono l'ideale anni addietro.
Carmelo nel corso degli anni ha raccontato di essere il figlio segreto del banchiere Cuccia e poi della regina Elisabetta. Carmelo era un uomo di ideali.
Negli ultimi anni raccontava di essere un alieno, che la Terra era in pericolo e che lui aveva il compito di salvarla. Mostrava fotocopie di articoli sugli Ufo e assegnava alle varie catastrofi naturali, che accadevano nel mondo, il ruolo di segnali premonitori della fine imminente del pianeta e dell’arrivo degli alieni che sarebbero venuti a riprenderlo.
E mentre ti raccontava tutto questo davanti al bar, dove si faceva offrire il caffè. La sua passione era la politica. Quella vera. Quella fatta di ideali. Carmelo Di Napoli, infatti, sul finire degli anni Settanta era stato un esponente della sinistra extraparlamentare e poi del Partito di unità proletaria. Andava in tv anni fa. Faceva certo opinione, discutere. Sognò da giovane la rivoluzione comunista, fu sfinito da una illusione dispersa dalla storia. Era nato a Eboli che, per decenni, è stata la città nella quale ha solo dormito, per poi vivere tutta la sua giornata sul Corso Vittorio Emanuele, impegnato a comiziare da «alieno» come si proclamava. Fino a diventare personaggio, al di là di ogni riga della logica e della cosiddetta ragione umana.
Due anni fa, era il 16 marzo del 2014, scrisse su Facebook: «Salve amici, come ogni domenica non sarò a Corso Vittorio Emanuele. Resto a cercare una casa a Montecorvino Rovella per ritirarmi a vita privata in attesa di osservare dalla collina la fine del mondo...»
