Un primo esame del corpo all'ospedale Ruggi lo conferma. Ivan Gentile, il 43enne morto in una cella del carcere di Fuorni dove era recluso, è deceduto per un infarto. Ma sarà ora la magistratura di Salerno a chiarire se quella morte poteva essere evitata e se l'uomo non è stato adeguatamente curato. Questo è quanto sostengono i familiari del detenuto, originario di Caserta. Ivan, hanno dichiarato ai magistrati, lamentava da tre giorni fitte lancinanti al torace. Secondo l'esposto presentato alla Procura non sarebbe stato visitato dal medico di turno in carcere o forse non sarebbe stato assistito nel modo giusto, magari è stata sottovalutata la sua condizione clinica: un fatto è certo, vogliono vederci chiaro, chiedono verità e giustizia per Ivan. Per questo i legali hanno chiesto anche copia della cartella clinica e non è escluso che nelle prossime ore si vadano ad acquisire ulteriori documentazioni.
Ma sono anche altri gli aspetti da approfondire in questa vicenda. Da chiarire anche le circostanze per cui il 43enne, che doveva scontare una pena definitiva per droga, si trovava recluso a Fuorni invece di essere preso in carico dal Sert di Caserta dove era stato assegnato dal tribunale di sorveglianza il 28 settembre scorso per continuare il percorso di recupero dalla tossicodipendenza, percorso iniziato presso l'Icatt di Eboli. Ma, stando a quanto si è appreso, il Sert di Caserta non avrebbe dato il consenso ad ospitare il 43enne per mancanza di fondi. E dunque l'uomo è stato trasferito in carcere. Per il direttore Stefano Martone un'altra tegola che cade sulla casa circondariale di Fuorni. Per i sanitari in servizio presso il carcere non è sempre facile assicurare assistenza per il gran numero di detenuti. Gli addetti all'infermeria a Fuorni sono in tutto 14, 6 medici e 8 infermieri, che devono garantire i turni di copertura per assistere più 500 detenuti attualmente reclusi a Fuorni, di cui 80 arrivati solo negli ultimi due mesi.
Il carcere di Salerno era già finito nel mirino dopo la recente sentenza del Tribunale che ha condannato il Ministero della Giustizia a risarcire un detenuto per il trattamento subito in cella. Qualche anno fa un altro decesso per infarto ha scosso la comunità carceraria. Si trattava di un 58enne di Montecorvino: il medico di turno in carcere quella sera non c'era.
