Una storia che ha dell’incredibile quella capitata a una signora di Pastena che ieri sera ha avuto un singolare ma positivo, almeno per lei, epilogo. Lunedì scorso la signora in questione, una residente della zona del porticciolo, scendendo di casa si rende conto che le sue due biciclette, che solitamente tiene parcheggiate sotto casa legate con un catenaccio alla ringhiera che lambisce i portoni, non ci sono più. Si tratta di una montain bike con la struttura di un bel verde brillante e una bici da passeggio, di loro neanche più l’ombra.
Nella notte, evidentemente, qualcuno aveva pensato di farle sparire e la signora capisce subito che non le rivedrà mai più. Ovviamente fa regolare denuncia ma è consapevole che è più un atto formale che altro: nel quartiere le bici sono decisamente l’articolo più rubato, ogni giorno ne sparisce qualcuna. Quindi ci mette una pietra sopra e non ci pensa più.
Ieri sera, però, mentre si trovava sul marciapiede antistante il suo portone vede in lontananza un ragazzo in bici avvicinarsi, guarda meglio e, con enorme sorpresa, riconosce immediatamente il mezzo a due ruote: è il suo, è una delle due bici rubate. Si precipita, quindi, a bloccare il ciclista, un ragazzo nero sui 20 anni, il quale si ferma senza opporre resistenza ma quando la donna lo accusa di averle rubato la bici cade dal pero.
In un italiano stentato dice che no, lui non ha rubato niente, la bici l’ha comprata regolarmente da un ragazzo che gliel’ha venduta. Mentre si forma un piccolo capannello di gente in via lungomare Colombo, luogo del furto e poi del casuale ritrovamento del mezzo rubato, sopraggiungono gli amici del 20enne, uno dei quali è, manco a farlo apposta, a bordo della seconda bici rubata.
Ovviamente la signora blocca anche lui e mentre chiede ulteriori spiegazioni chiama la polizia. Arriva una volante, la signora mostra agli agenti le foto delle sue bici che aveva custodito nel suo smartphone: sono proprio quelle su cui viaggiavano spediti i due ragazzi stranieri che, però, continuano a dirsi innocenti. “Io questa l’ho trovata abbandonata sulla spiaggia”, racconta il secondo ragazzo riferendosi alla bici su cui si trovava quando è stato fermato.
Ma questa versione non convince i poliziotti che chiedono a entrambi i documenti, i ragazzi fanno spallucce: non li hanno con loro. Servono, quindi, maggiori verifiche. Le bici vengono restituitie alla legittima proprietaria e i ragazzi vengono portati in Questura per il riconoscimento, per loro non sarà stata una nottata serena.
Fiorella Loffredo
