Prefetto indagato: revocata la sospensione, torna in servizio

Malfi ancora alla guida dell'ufficio di governo

Salerno.  

Stop alla sospensione, il Prefetto di Salerno Salvatore Malfi torna alla guida dell’ufficio di governo. A deciderlo il gip del tribunale di Vercelli Fabrizio Filice, che ha dunque revocato la misura interdittiva applicata lo scorso 16 marzo: dopo 43 giorni, dunque, Malfi ritorna nella pienezza dei poteri. Soddisfatti gli avvocati Giovanni Annunziata e Roberto Scheda perché il giudice ha ritenuto non sussistere le esigenze cautelari. Nei prossimi giorni il Prefetto tornerà nei suoi uffici di Piazza Amendola.

Importanti ai fini della decisione del gip sarebbero state anche le dichiarazioni del personale in servizio proprio a Salerno.

L’attività si riferisce al periodo in cui Malfi era a Vercelli (si era trasferito in Campania nel gennaio 2016, dopo cinque anni): Malfi è accusato di abuso d’ufficio nei confronti dei suoi più stretti collaboratori per aver "ingenerato un clima di costante terrore e di estrema tensione negli uffici prefettizi".

In particolare, per gli inquirenti, "il prefetto era solito rivolgersi ai dipendenti con espressioni ingiuriose, a sfondo sessista, umilianti e denigratorie, utilizzando toni e atteggiamenti discriminatori e minacciandoli finanche di morte". Responsabilità sarebbero emerse anche in merito alla sussistenza di reati contro l’assistenza familiare e contro la persona. Malfi, in merito alla questione, si è detto da subito fiducioso. "Per scelta istituzionale ho deciso di non rilasciare dichiarazioni. Nella magistratura ho fiducia cieca anche quando non si condivide ciò che fa. Voi a Vercelli mi avete conosciuto, perciò non devo spiegare nulla" ha detto nelle ore successive alla sospensione. 

Il provvedimento, che rientra in un più ampio contesto di indagine, venne assunto con un’ordinanza, nell’ambito di un’inchiesta nel settore della spesa pubblica, con particolare riferimento alla gestione del servizio per l’accoglienza dei richiedenti asilo, nell’ambito del quale sarebbero emersi gravi indizi in relazione a reati contro la pubblica amministrazione: dalla turbativa d’asta alla rivelazione di segreti d’ufficio. 

Giovanbattista Lanzilli