Uno sportello per i detenuti e la tutela dei loro diritti

Ciambriello: «Il detenuto, in carcere, deve ricercare le ragioni dei propri errori»

Salerno.  

Favorire l’orientamento dei detenuti versoi servizi socio - assistenziali e al mondo del volontariato. Questo lo scopo dello sportello socio-legale - assistenziale promosso dall’Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale, e gestito dall’associazione “Il Faro”. L’iniziativa presentata questa mattina presso la casa circondariale di Salerno coinvolge i penitenziari di Fuorni e di Eboli.

«Il servizio,  è teso ad aiutare i detenuti ad avere informazioni ed orientamenti legali per la tutela dei loro diritti. Il detenuto, in carcere, deve ricercare le ragioni dei propri errori, nonché riflettere su come risarcire la società e la sua famiglia. - ha precisato il Garante Samuele Ciambriello -  Purtroppo, gli operatori sociali presenti in carcere sono ancora pochissimi. Su 7442 detenuti su 15 istituti regionali, vi sono appena 95 educatori, 15 psicologi delle Asl e 32 psicologi dell’amministrazione penitenziaria. L’80% delle persone che finiscono in carcere, poi ci ritornano. Chi non ci ritorna è perché ha avuto la fortuna di incontrare operatori sociali e volontari che rappresentano una vera e propria zattera di salvataggio».

Integrazione dei detenuti. Questo il fulcro dell’intervento della direttrice della casa circondariale di Salerno, Rita Romano. «I detenuti devono perdere la libertà, ma non gli si può togliere la dignità e, di conseguenza, la speranza. Bisogna dare loro un’opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, senza il quale, qualsiasi progetto, seppur all’avanguardia, rischia di fallire miseramente».

«In questa esperienza di 4 mesi, abbiamo seguito circa 60 detenuti che, come tutti, hanno diverse esigenze. - ha spiegato Anna Ansalone, presidente dell’associazione “il Faro”-  I problemi riscontrati all’interno delle carceri sono innumerevoli. Ad esempio, molti detenuti versano in gravi condizioni di indigenza, e siamo dovuti intervenire sia con piccole elargizioni di denaro, sia facendo “da ponte” con le famiglie. E’ necessario sensibilizzare il mondo del volontariato. Abbiamo bisogno che anche la società civile inizi a farsi carico dei problemi dei detenuti. C’è bisogno soprattutto di umanità, e spero che a noi si uniscano altri volontari pronti a dare il loro sostegno ai detenuti, e che soprattutto li aiutino a riacquisire la dignità perduta».

Concetta Felaco, direttrice del carcere Icatt di Eboli, ha sottolineato i miglioramenti raggiunti nell’ambito del reinserimento dopo la pena:”Troppo spesso si dimentica che la persona che varca la soglia del carcere non smette di essere un cittadino, anche se non libero. Se all’esterno non è presente una funzione di supporto e di intervento, gli operatori possono fare ben poco. Ciò che è importante per il detenuto è l’ascolto, il contatto e la comunicazione, che servono per la risoluzione di problemi interiori, nonché pratici. Il nostro sportello socio-legale crea un punto di contatto fra il detenuto e l’esterno, ma anche una vera e propria sinergia fra il carcere e le istituzioni. Mi auguro che queste iniziative, finalizzate al percorso di reinserimento di ogni detenuto, si ripetano in modo continuativo».

Infine, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Salerno, Monica Amirante, ha ribadito l’importanza dell’ascolto per la risoluzione dei problemi dei detenuti.