Cesarano resta al regime del carcere duro

Per gli ermellini resta un elemento pericoloso. Nota la sua fuga dall'aula bunker di Salerno

cesarano resta al regime del carcere duro
Salerno.  

Ferdinando Cesarano, noto per la sua fuga dall’aula bunker di Salerno, resterà al regime del 41 bis. I giudici della Suprema Corte hanno respinto la richiesta di revoca del regime del carcere duro presentata dai legali dell’uomo. Arrestato il 10 giugno del 2000, Ferdinando Cesarano, è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Parma (lo stesso in cui si trova il padrino della Nco, Raffaele Cutolo), dove sta scontando tre ergastoli. Gli avvocati si erano rivolti alla Suprema Corte, dopo che il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva bocciato la richiesta di revoca del 41 bis, presentata per il loro assistito. Per i magistrati, Nanduccio, continua a essere un elemento  pericoloso, un boss e un punto di riferimento per i suoi uomini.

A luglio del 1998, Cesarano fu condannato all’ergastolo per aver preso parte alla strage di Torre Annunziata (26 agosto 1984), che causò la morte di otto persone. Fu condannato, ma all’epoca era latitante. Un mese prima, il 22 giugno, insieme a Giuseppe Autorino (anche lui affiliato al clan Alfieri) era fuggito dall’aula bunker del tribunale di Salerno, dove era in corso il processo su alcuni appalti controllati dal clan Maiale.

Cesarano e Autorino passano attraverso un buco fatto da loro complici tra la parete della gabbia e un canale sotterraneo che sbuca nei pressi della tangenziale.

Nel tunnel utilizzato dai due per la fuga vengono poi trovate pistole e bombe a mano; e un biglietto che si conclude con un beffardo «grazie e ciao ciao».  Ferdinando Cesarano in carcere, consegue due lauree prima in Sociologia, poi in Giurisprudenza. Il secondo titolo accademico lo ottiene con una tesi sul regime del 41 bis. Lo stesso a cui continuerà ad essere sottoposto.