Mazzette per sentenze comprate: 14 arresti, anche due giudici

Blitz di Procura e Guardia di finanza di Salerno: corruzione in atti giudiziari l'ipotesi di reato

mazzette per sentenze comprate 14 arresti anche due giudici
Salerno.  

Terremoto giudiziario a Salerno: i finanzieri del comando provinciale di Salerno hanno eseguito, nelle prime ore del giorno, un'ordinanza cautelare di custodia in carcere nei confronti di 14 indagati. L'ipotesi di reato, in concorso, è di corruzione in atti giudiziari. Tra gli indagati finiti nel mirino della procura anche due giudici tributari che, secondo l'accusa, avrebbero intascato mazzette per aggiustare sentenze. Nell'estratto del video ripreso dalle fiamme gialle, il passaggio di denaro per i provvedimenti giudiziari comprati e i processi pilotati. Il giudice per le indagini preliminari ha firmato le 14 ordinanze cautelari in carcere, riscontrando l'impianto accusatorio della Procura di Salerno.

I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE

In carcere sono finiti due giudici, due impiegati della commissione tributaria, sei imprenditori e quattro consulenti fiscali. Tra questi anche un avvocato. Un'indagine condotta in tempi record, ha sottolineato il procuratore vicario Luca Masini, nell'arco di tempo che va dall'agosto 2018 al marzo 2019. Ad un certo punto gli investigatori hanno dovuto chiudere perché la corruzione era all'ordine del giorno, e bisognava interrompere il mercimonio di sentenze. Almeno dieci i casi riscontrati, per una somma complessiva di imposte e sanzioni annullate per circa 15 milioni di euro.

LE MAZZETTE IN ASCENSORE

Per pilotare le sentenze il tariffario andava da 5 a 30mila euro. Soldi in contanti pagati ai funzionari o ai giudici anche nell'ascensore della commissione tributaria, dove i finanzieri avevano installato delle videocamere nascoste che hanno immortalato lo scambio di denaro. Soldi che venivano divisi, in quota parte, tra gli impiegati che contattavano i fiscalisti degli imprenditori e ovviamente i giudici. Un giro imponente di denaro (nelle perquisizioni domiciliari presso le abitazioni dei dipendenti della sezione distaccata della commissione regionale sono state sequestrate somme per oltre 50mila euro) che passava di mano il giorno prima del pronunciamento giudiziario. Non solo: almeno in un caso un giudice avrebbe protestato, pretendendo più soldi per aggiustare la sentenza.

CANNAVALE: QUADRO CHE FA TRISTEZZA

"Quando emerge una situazione del genere, non si può non provare un senso di tristezza. Perché viene fuori come la giustizia, a volte, non sia giusta". Così il procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale durante la conferenza stampa negli uffici del tribunale di Salerno. "Quello che è emerso è solo la punta di un iceberg ben più grosso, perché riteniamo che ci sia un vero e proprio "sistema" collaudato di corruzione". Il magistrato ha poi elogiato il lavoro degli investigatori della Guardia di finanza di Salerno "che hanno operato in un contesto in cui la dotazione di organici e strumenti - ha ravvisato Cannavale - non sempre è adeguata all'importanza e all'estensione del territorio".

LE "MOZZARELLE" E LE MACCHINE

Linguaggio in codice per sfuggire alle intercettazioni, quasi mai colloqui telefonici ma solo di persona. Il pm Elena Guarino ha spiegato come gli indagati, in riferimento alle mazzette, parlassero di "mozzarelle" e "automobili". "In un caso abbiamo cronometrato che la decisione in camera di consiglio è durata 4 secondi", le parole della Guarino. "Uno dei giudici aveva una tale fame di denaro che è arrivato persino a rinviare un suo delicatissimo intervento chirurgico pur di partecipare alla decisione in commissione tributaria".

La quasi totalità delle imprese coinvolte è della provincia di Salerno - in particolare dell'agro nocerino sarnese, ma non solo - oltre ad una della provincia di Avellino. Le indagini, hanno sottolineato all'unisono magistrati e finanzieri, sono destinate a continuare.