Stop ai colloqui in carcere, rientrata la rivolta a Salerno

Decine di agenti del reparto "celere" di Napoli, la rabbia dei parenti: "Negato l'unico diritto"

Salerno.  

Trattative estenuanti, tensione e violenze che si sono protratte fino a tarda ora. Al carcere di Salerno si è registrata una situazione esplosiva: nel pomeriggio la rivolta di oltre un centinaio di detenuti, che dopo aver messo a ferro e fuoco un piano della casa circondariale sono saliti sul tetto. La protesta è rientrata intorno alle 20.15, al termine di una trattativa estenuante che ha visto protagonisti i rappresentanti delle forze dell'ordine e i vertici della casa circondariale.

Al centro della rivolta, la decisione del Ministero della Giustizia di vietare i colloqui personali con i familiari per le prossime settimane, nell'ambito delle iniziative intraprese per ridurre i rischi da contagio da coronavirus.

Gli ospiti del penitenziario di Fuorni hanno manifestato tutta la propria rabbia, scatenando una protesta che ha fatto scattare ingenti misure di sicurezza. Sul posto sono giunti decine di agenti in assetto antisommossa del reparto "Celere" di Napoli, oltre naturalmente alla polizia, ai carabinieri e alla guardia di finanza. 

Tutta l'area è stata cinturata da un imponente schieramento di forze dell'ordine: in volo anche gli elicotteri per monitorare la situazione dall'alto. A Fuorni sono anche giunti i vigili del fuoco con le attrezzature di salvataggio e diverse ambulanze con medici e sanitari. Per ore si è provato ad evitare che la situazione degenerasse in violenza. 

Tensione non solo all'interno, ma anche all'esterno della struttura: ad assistere all'arrivo dei blindati della polizia anche diversi familiari dei detenuti, soprattutto donne, che si sono dette preoccupate non solo per la misura restrittiva sulle visite ("E' l'unico diritto che abbiamo e ora ci viene negato", hanno detto) ma anche per la possibile repressione della rivolta.