Nelle prime ore della mattina, nelle province di Salerno, Avellino e Firenze, circa 200 militari del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare - emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia - nei confronti di 26 indagati (11 in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 6 con obbligo di dimora nel Comune di residenza), gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso e della transnazionalità del reato, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di arma, sostituzione di persona, uso di atto falso, falsità ideologica, favoreggiamento personale, ricettazione, minaccia e danneggiamento seguito da incendio. Le indagini, partite nel 2017 con controlli e pedinamenti, avrebbero fatto emergere come gli indagati utilizzassero schede telefoniche intestate ad altri per condurre i loro traffici.
Tra le sostanze illegali spacciate cocaina, hashish, amnèsia e marijuana con un canale di rifornimento privilegiato con l’Albania e con l’Olanda. Sono circa due i kg di cocaina sequestrati. A capo dell'organizzazione criminale due pluripregiudicati, in azione sul territorio di Acerno. Avrebbero utilizzando gravi minacce (tra cui l’incendio di autovetture), per allontanare spacciatori e organizzazioni rivali e imporre il loro predominio sul territorio. Coinvolti anche noti criminali del centro storico di Salerno. Il nome dell’operazione “Servitium” nasce dalla terminologia criptata usata dai gregari dell’organizzazione nel definire lo stupefacente, poiché, in una intercettazione telefonica, la cocaina veniva chiamata “servizio”. Il fatturato mensile dell’impresa criminale si aggirava intorno ai 100mila euro.
