Udienza Fonderie Pisano: tutto rinviato al 22 ottobre

Il commento di Forte: "La famiglia Pisano vuole perdere altro tempo"

udienza fonderie pisano tutto rinviato al 22 ottobre
Salerno.  

Tutto rinviato al prossimo 22 ottobre. Questo l’esito di quella che doveva essere l'ultima udienza per le Fonderie Pisano di Salerno. Per i Pisano l'accusa di reati ambientali , dall'anno 2015, quando ci furono le prime denunce anche nei confronti dell'Arpac di Salerno). Il giudice Zambrano ha acquisito le copnclusioni presentate dalla Procura e firmate dall'Arpac, dove si racchiudono tuttli gli illeciti ambientali che sarebbero stati commessi negli utlimi cinque anni.

Il giudice ha dato la possibilità agli avvocati di poter replicare, con ulteriori memorie, entro e non oltre sette giorni dalla prossima data fissata per il 22 ottobre. 

Presente anche il Comitato e l’Associazione Salute e Vita che si erano costituiti parte civile, con le associazioni WWF, Legambiente Campania, Medicina Democratica ed Impatto Ecosostenibile, rappresentate dall’avvocato Fabio Torluccio, insieme al Codacons, con l’avvocato Matteo Marchetti.

Lorenzo Forte, in qualità di presidente del Comitato ha commentano così la decisione del giudice: "Confermati tutti i capi d'accusa, dalla concessione illecita dell'AIA, allo smaltimento illecito di rifiuti che ha messo in pericolo anche la salute dei lavoratori, fino all'inquinamento di una parte del fiume Irno. Purtroppo la famiglia Pisano vuole prendere tempo chiedendo di esporre le repliche in altra udienza".

INoltre, parole dure sono state espresse anche nei riguardi della Regione Campania. "Unica Istituzione assente, la Regione Campania che ha, tra l’altro, fornito l’AIA - Autorizzazione Integrata Ambientale - illecita, illegittima ed inefficace, secondo la Procura nel 2012, e che vede anche un suo ex dirigente in pensione, Setaro, mentre ci sono anche cinque funzionari e tre dirigenti dell’ARPAC di Salerno (organo della Regione Campania), imputati in un processo in cui sono stati rinviati a giudizio per aver falsificato i dati della società dei Pisano, per controlli effettuati sin dal 2013.  Anche stavolta, con un’evidente strategia da parte della difesa, la famiglia Pisano tenta di sfuggire alla legge e fa rinviare la causa, chiedendo di fare le repliche in un’altra udienza, in quanto assenti i loro avvocati amministrativi. Auspichiamo che, per questi reati, sarà condannata in primo grado, per la prima volta, avendo sempre scelto i patteggiamenti, con una sentenza che ci auguriamo sia di condanna piena, perché, nonostante il tentativo di prendere ancora tempo ed il rinvio ad ottobre, i Pubblici Ministeri hanno confermato tutto l’impianto accusatorio".