Nello sport la "seconda chance" delle detenute di Fuorni

Il progetto "Corpus sanum ad mentem sanam" offre un'opportunità di reinserimento a otto donne

Salerno.  

La “seconda chance” delle detenute di Fuorni si chiama sport. E’ questo il leit motiv del progetto di rieducazione e reinserimento denominato “Corpus sanum ad mentem sanam”.

Quattro settimane per ottenere il patentino per diventare istruttore di base di primo livello e insegnare così diverse discipline sportive in scuole e palestre. Le salernitane Natasha Picardi, Giuseppina Argiulo, Laura Rocchio, Antonietta Chiarazzo, Elena Bot, Argentina “Tina” Barone (residente a Pagani), Vincenza Avola (nata ad Angri) e Petronela Lucan sono in cella per i motivi più disparati: droga, rapina, truffa e concorso in omicidio. Fanno gruppo per non sentirsi sole e rendere meno amaro il loro debito con la giustizia.

«Qui è dura», ha spiegato Giuseppina Argiulo, 46enne diventata una guida per le ragazze più giovani. «Se non ti organizzi la giornata qui non passa mai». Anche perché i pensieri per i propri cari rischiano di diventare un’ossessione. «Ho sei figli e nove nipoti, mi mancano. Non vedo l’ora di rivedere i miei nipoti, fare sport con loro e spiegargli che la strada giusta è quella della legalità», ha spiegato Antonietta Chiarazzo, napoletana residente a Eboli. E così, in una cella di quattro metri per sei quasi sempre chiusa, la vita può anche ricominciare.

«Ci alziamo alle sette e mezza per stendere il bucato, prepariamo la colazione e il pranzo. Poi, dopo la pennichella, giochiamo a carte per passare il tempo», ha detto Laura Rocchio, 26 anni arrestata per rapina. «Al piano terra la nostra cella è aperta solo per due ore al giorno, al primo invece resta questo succede fino alle 18.30. Il carcere non mi ha cambiato. Ma quello che ho fatto non lo ripeterei più».

 

Redazione Sa