Non ce l'ha fatta P.N., il lavoratore indiano di 36 anni che nei giorni scorsi era arrivato in gravissime condizioni all'ospedale di Salerno. La salma è stata sequestrata, in attesa di disposizioni da parte della magistratura. Gli investigatori, infatti, intendono capire se dietro l'infezione che ha provocato la morte dell'indiano si nascondano possibili situazioni di sfruttamento lavorativo. Il giovane aveva infatti una gravissima forma di setticemia alle gambe ed il fegato compromesso. Il 36enne proveniva dal Napoletano ma sono ancora tanti i punti oscuri della vicenda.
«Abbiamo raccontato questa storia nei giorni scorsi, con la speranza che potesse avere un epilogo diverso. Non è andata così. La morte di P.N., impone oggi un passaggio ulteriore, più difficile ma necessario: cercare la verità fino in fondo». Lo dice Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi rilanciando sui social l’Avanti che racconta della morte del giovane lavoratore indiano.
«Non bastano il cordoglio o l’indignazione, ora serve chiarezza. Serve capire – scrive - cosa è accaduto prima del suo arrivo in ospedale, quali condizioni di vita e di lavoro abbiano reso possibile un esito così drammatico, quali responsabilità debbano essere accertate. Serve assistere la famiglia».
«Morire per lavoro, nel 2026, non è accettabile. Ogni volta che accade, viene meno un pezzo della nostra civiltà, vengono meno anni di lotte ed impegno. E noi non possiamo permetterci di restare indifferenti», conclude.
