Il 7 marzo è una data che, negli ultimi tempi, sta portando fortuna ai colori granata. Se due anni fa Gabionetta e Calil regalarono un successo fondamentale ai danni del Benevento permettendo al cavalluccio marino di avvicinarsi alla tanto agognata cadetteria, l’anno scorso la Salernitana di Menichini ottenne una vittoria storica sul sempre ostico campo del Cesena in una partita contraddistinta da mille polemiche arbitrali, ma anche da un gol in zona Cesarini che fece letteralmente impazzire il popolo salernitano.
Reduce da una serie di risultati negativi, la formazione granata affrontava un avversario sulla carta più forte e praticamente imbattibile tra le mura amiche, spinto da 12mila spettatori e allenato da un tecnico ambizioso come Drago. L’arbitro Baracani, dopo pochi minuti, divenne protagonista in negativo decretando un penalty in favore dei romagnoli per un fallo di mano avvenuto almeno due metri fuori dall’area di rigore, una decisione incomprensibile che scatenò la furia del direttore sportivo Fabiani e di tutti i calciatori ospiti. Pur sotto di una rete, la Salernitana continuò a spingere alla ricerca del pareggio che, puntuale, arrivò a metà frazione grazie ad un rigore trasformato impeccabilmente da Massimo Coda, abile a trafiggere l’attuale portiere granata Gomis.
Nella ripresa, nonostante l’inferiorità numerica, il Cesena costruì almeno tre limpide occasioni per portarsi nuovamente in vantaggio, ma un miracolo di Bagadur e un pizzico di sfortuna tennero a galla il cavalluccio marino. Proprio quando l’1-1 sembrava il risultato definitivo, ecco il colpo di scena. Ripartenza letale di Donnarumma, punizione dalla trequarti e cross perfetto del rientrante Nalini per la testa di Bagadur, abile ad anticipare tutti e a battere imparabilmente Gomis. Le lacrime dei 100 salernitani assiepati nel settore ospiti si aggiunsero al boato liberatorio che trasformò Salerno in una succursale della curva Sud, una vittoria che risultò fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo salvezza.
Redazione Sport
