Bollini invoca il pubblico, la storia insegna: Arechi top

A Salerno conta davvero il dodicesimo uomo: domani lo zoccolo duro spingerà i granata

Salerno.  

Nel calcio, come nella vita, abbondano frasi fatte e parole di circostanza ben lontane dalla realtà dei fatti. Le interviste dei calciatori, ad esempio, sembrano tutte inflazionate, quasi come se si avesse paura di dire la verità o andare oltre le righe. "Mi metto a disposizione dell'allenatore", "Usciremo dalla crisi soltanto lavorando giorno dopo giorno" e "Ho scelto questa squadra perchè rappresenta una grande piazza" sono soltanto tre delle espressioni che ascoltiamo ogni qual volta un addetto ai lavori si imbatte nelle domande dei giornalisti, risposte oramai prevedibili e che non suscitano alcun interesse nei tifosi. Tra le tante frasi di cui si abusa nel mondo dello sport c'è quella sul cosiddetto "dodicesimo uomo in campo", sull' "andiamo a giocare in un campo difficile" e sulla "spinta dei tifosi che può dare qualcosa in più". In merito l'opinione pubblica si è da sempre divisa: da un lato chi sostiene che il tifo non vinca le partite ("Se fosse così, il Napoli avrebbe vinto tanti scudetti e la Salernitana sarebbe stabilmente in serie A" è parere diffuso, forse ci si dimentica che le suddette squadre non giocano sempre in casa!), dall'altro chi attribuisce al fattore ambientale un'importanza quasi vitale snocciolando statistiche e numeri davvero inconfutabili. La verità, come sempre, sta nel mezzo: se è vero che sono i calciatori a scendere in campo, è altrettanto vero che le motivazioni possono risultare determinanti più delle qualità tecniche e, per questo, giocare in alcuni stadi può esaltare le caratteristiche di ogni singolo giocatore.

Conta davvero il fattore tifo? E' questo l'oggetto della nostra riflessione di oggi e, restando in tema Salernitana, la risposta è "assolutamente sì!". Prima di addentrarci in un'analisi più approfondita, ricordiamo che anche oggi mister Bollini (che non ha mai vissuto il clima dell'Arechi pieno) ha detto che "la Salernitana, senza tifo, perde buona parte del suo potenziale, è una componente imprescindibile e indispensabile, il dodicesimo uomo in campo. Vorrei tanto rigiocare la partita con la Spal, con la curva che ci spinge. Il risultato potrebbe essere diverso". Questa frase si aggiunge alle tantissime dichiarazioni degli addetti ai lavori intervistati in questi mesi dalla nostra redazione, tutti letteralmente innamorati della torcida granata. Ecco una sintesi, tanto per rinfrescare la memoria:

Arturo Di Napoli: "Quando arrivai a Salerno, feci subito un discorso nello spogliatoio: dissi ai ragazzi che il pubblico ci avrebbe dato tanti punti in più. La curva è il vero bomber dei granata, emblematico quanto accaduto durante la sfida con l'Ancona: sciopero del tifo nel primo tempo e prestazione pessima da parte nostra, nella ripresa iniziarono a cantare e andammo immediatamente in vantaggio".

Vittorio Tosto: "A Salerno parti sempre 1-0: quella curva fa la differenza, ti dà almeno 10 punti in più durante il campionato"

Lotito-Mezzaroma-Fabiani: "Nessuna grande squadra può prescindere da un grande tifo, in questo Salerno non è seconda a nessuno. Il dodicesimo uomo è determinante, la spinta della gente fa vincere le partite".

Antonio Lombardi: "Mi preme ringraziare la tifoseria salernitana, la curva Sud è quella che ci permette di fare gol"

Riccardo Colombo-Andrea Pippa: "Salernitana-Aversa Normanna, 1-3: sembrava finita, poi lo stadio iniziò a spingere e finì incredibilmente 4-3. Senza quel tifo, non sarebbe andata a finire così"

Igor Zaniolo: "Io ho giocato all'Arechi, so cosa vuol dire: quando la Sud inizia a ruggire, ogni avversario sembra battibile e nessuna impresa è preclusa. Contro Catania e Ascoli la vinsero loro".

Antonino Bernardini: "Venni a Salerno da avversario, col Vicenza primo in classifica. Vincevamo 2-0, poi attaccarono sotto la curva e ce ne fecero tre. Forse neanche noi calciatori ci rendiamo conto di quanto possa essere decisivo un tifo così caloroso"

Gianmichele Gentile: "La tifoseria fa la differenza sotto tre aspetti: aiuta a vincere le partite, garantisce entrate alle società e convince tanti calciatori a scendere di categoria. Salerno e il pubblico sono troppo importanti per la Salernitana". 

Siete davvero convinti che gente come Mounard, Biancolino, Ginestra, Mancini, Foggia, Gabionetta e Calil avrebbe accettato la D o la Lega Pro senza una tifoseria del genere? Quanti allenatori, in veste di avversari, presentando la partita si sono detti più preoccupati del fattore Arechi che della Salernitana come squadra?

Potremmo continuare all'infinito, magari aggiungendo le dichiarazioni di chi, a Salerno, è venuto da avversario. Citiamo su tutti il presidente del Lecce Tesoro dopo il 2-1 che battezzò l'esordio dei granata in Prima Divisione: "Il Lecce era più forte, la differenza l'ha fatta l'Arechi. Altro che dodicesimo, lo stadio è stato il diciottesimo uomo in campo: senza quel tifo, avremmo vinto". E allora facciamo nostro l'appello di Bollini, sperando che domani lo zoccolo duro del tifo possa essere determinante come sempre, magari attaccando sotto la Sud nel secondo tempo. La storia è piena di partite vinte grazie al fattore tifo: il "Vestuti" era catino infuocato e inespugnabile, all'Arechi sono cadute quasi tutte le grandi del calcio italiano, indimenticabili le rimonte contro Cagliari e Vicenza, il 2-1 al 90' targato Vannucchi ancora contro i biancorossi, i derby quasi sempre vinti (3-1 e 2-0 al Napoli, tanti successi sull'Avellino, il decisivo 2-0 sul Benevento, l'1-1 che pregiudicò alla Casertana l'accesso ai play off), i successi nelle partite decisive (4-0 al Genoa, 2-1 all'Ascoli, 4-0 alla Lodigiani, tanto per citarne qualcuna).Il tifoso non scende in campo, ma la storia insegna che la Salernitana gioca davvero in dodici.

Gaetano Ferraiuolo