Sono passate quasi 48 ore dalla partita contro il Frosinone, ma a Salerno non si parla d'altro che della pessima direzione del signor Pasqua di Tivoli che, con alcune decisioni completamente sbagliate e sempre a danno dei granata, ha influito sul risultato finale. Dal 48' del primo tempo di una sfida ahinoi destinata a restare impressa nella memoria generale ancora a lungo, però, qualcosa è cambiato ed è emerso in pieno quel senso di appartenenza e di amore per la maglia che ha sempre contraddistinto una delle tifoserie più passionali e innamorate d'Italia, tra le poche a poter davvero fare la differenza. Il pubblico, infatti, si è stretto intorno alla squadra in segno di "protezione", un modo per far capire a tutti che i salernitani non smetteranno mai di sostenere i granata neanche dinanzi alla peggiore delle ingiustizie.
Allo stadio l'atteggiamento è stato intelligente, un esempio per tutti: durante l'intervallo fischi, improperi, cori di dissenso, qualcuno è andato via, altri hanno voltato le spalle al campo, ma poi 45 minuti di tifo da brividi in tutti i settori nonostante uno 0-3 che avrebbe ammutolito chiunque. Anche i tifosi del Frosinone- freddi e poco rumorosi malgrado la classifica e il risultato- sono rimasti sorpresi rispetto allo strapotere della torcida granata, limitandosi a sfottò stucchevoli, cori pro Avellino e a offese nei confronti del presidente Claudio Lotito, impassibile in tribuna. Sulla note del tormentone "Despacido", il principe degli stadi ha accompagnato i propri beniamini fino al triplice fischio finale, un segnale d'amore e maturità che dovrebbe far riflettere chi sta facendo di tutto per rovinare quello che era il gioco più bello del mondo minando ogni settimana la credibilità del calcio italiano.
Nel post partita, invece, la passione si è trasformata in rabbia e alla nostra redazione sono arrivati centinaia e centinaia di messaggi di sdegno, rabbia, tristezza e protesta, al punto che abbiamo contattato il presidente Marco Mezzaroma in diretta televisiva facendoci portavoce del malumore della tifoseria granata. Fatta eccezione per le solite voci fuori dal coro a caccia di puerile notorietà che hanno colto al volo l'occasione per attaccare presidenti, dirigenti, allenatori e giocatori ovviamente a mezzo tastiera e celandosi dietro nickname o paginette social con scarso seguito e che remano contro a prescindere, tutti stanno recitando un ruolo importante. Il risultato del campo non cambierà, Pasqua probabilmente sarà promosso in serie A, il Frosinone è terzo e la Salernitana ha detto addio ai play off, ma questo senso di appartenenza generale rappresenta il segnale più incoraggiante in assoluto. "Giù le mani dalla Salernitana" recitava uno striscione esposto qualche tempo fa all'Arechi, trasformatosi in queste ore in un autentico e unico coro di protesta. La pagina facebook del fischietto di Nocera è stata letteralmente presa d'assalto, molte persone hanno segnalato l'accaduto alla Lega e all'AIA chiedendo giustizia e spiegazioni, in tantissimi si sono detti pronti a riempire lo stadio contro l'Avellino a prescindere da obiettivi e classifiche pur di spingere i granata fino alla fine, contro tutto e tutti.
Quanto sarebbe bello se a Salerno stampa, tifoseria, ultras, gruppi organizzati, social network, società, dirigenza, allenatori e calciatori facessero un blocco unico sempre, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. Altro che dodicesimo uomo: la Salernitana potrebbe davvero diventare un ostacolo insormontabile per tutti. Chi parla di "alibi da perdenti" o di "Frosinone che ormai aveva vinto" chiedendo l'esonero di Bollini, l'addio di Fabiani e un cambio ai vertici societari non fa altro che aiutare chi ha giocato con la passione di chi ama per davvero questi colori e ci sta mettendo la faccia. Sono le stesse persone pronte a salire sul carro quando si vincerà. Quelle persone che dovrebbero tutelare la Salernitana e non "affossarla" per antipatie, simpatie o interessi personali.
Gaetano Ferraiuolo
