La tattica: Ricci mezz'ala non convince, difesa ordinata

E' mancato il guizzo offensivo, ma la Salernitana ha giocato una buona partita

Salerno.  

Quella di Venezia è stata la Salernitana che tutti, grossomodo, ci aspettavamo. Con i suoi pregi, i suoi difetti e la grande voglia di seguire un allenatore che, consapevole di qualche limite tecnico nei vari reparti, cercherà di trarre il massimo da una rosa che molto difficilmente, almeno sulla carta, potra stazionare nelle zone nobili della classifica. I granata, a cospetto di un Venezia molto più rinunciatario di quanto non abbia detto in sala stampa Inzaghi, hanno giocato una discreta gara dimostrando di non risentire minimamente il fattore ambientale (merito anche dei 500 cuori granata che hanno spinto e non poco), denotando una buona personalità e la capacità di restare compatti e ordinati anche nei rari momenti di sofferenza, quando la retroguardia non è mai andata in affanno anche grazie al lavoro dei centrocampisti e alla buona personalità di Radunovic.

Nel complesso Bollini eredita indicazioni positive. Il quartetto difensivo, memore anche del lavoro della passata stagione, funziona bene e con Pucino non potrà che fare un salto di qualità, la linea mediana ha assicurato interdizione e proposizione pur alternando giocate interessanti ad altre di facile lettura per l'avverasrio, il reparto offensivo ha sofferto come lecito attendersi non solo per la bravura della difesa di casa, ma anche per i limiti atletici di un Rosina in difficoltà nell'uno contro uno e di un Bocalon puntualmente anticipato dal diretto marcatore. Proprio su Bocalon è necessaria una riflessione: Bollini gli chiede lo stesso gioco di Coda, con sponde, cambi di gioco, movimento senza palla e pressing a tutto campo, ma le caratteristiche dei due attaccanti sono diverse e l'ex Alessandria, pur applicandosi al massimo, ha poi perso lucidità negli ultimi sedici metri senza ricevere alcun pallone giocabile. Forse Rossi, da questo punto di vista, più si sposa con le idee del trainer di Poggio Rusco.

La Salernitana, ad ogni modo, è scesa in campo con il 4-3-3: dinanzi a Radunovic spazio a Pucino e Vitale terzini e il tandem Bernardini-Tuia al centro, con Della Rocca in cabina di regia e Minala e Ricci al suo fianco, tridente offensivo composto da Rosina, Bocalon e Sprocati, il migliore dei granata. I primi 15 minuti sono stati caratterizzati da una lunga fase di studio, ma le due squadre hanno dato immediatamente la sensazione di voler innanzitutto badare a non prenderle. Le giocate più interessanti sono nate sull'out sinistro dei granata, laddove Vitale, Ricci e Sprocati hanno triangolato bene peccando di lucidità al momento dell'ultimo passaggio. L'ex Perugia, tuttavia, spesso si abbassava troppo sulla linea dei difensori accorciando eccessivamente la squadra e costringendo Tuia e Vitale ad affidarsi a lanci lunghi sovente infruttuosi, un errore tattico sul quale il mister dovrà lavorare. 

Minala, una diga davanti alla difesa. Bollini soddisfatto

Quando anche Pucino, sull'out opposto, ha iniziato a spingere il Venezia ha sofferto, anche perchè la manovra offensiva dei lagunari era prevedibilissima: la fisicità di Zigoni e Moreo, gli spunti di Falzerano, qualche lancio a tagliare di Bentivoglio e poco altro, tutto a favore di una Salernitana assai ordinata, tatticamente preparata e vicina al gol due volte attraverso azioni corali sviluppatesi ancora una volta sulla catena di sinistra. L'unico pericolo per la porta di Radunovic nasceva da un cross completamente sbagliato: nella circostanza apprezzabile ripiegamento difensivo di Rosina, ma è proprio lui a perdere banalmente il pallone in una zona rischiosissima. 

Nella ripresa ottimo l'approccio della Salernitana, padrona del campo per almeno 20 minuti. Merito anche della scelta di Bollini di piazzare Minala davanti alla difesa per chiudere le linee di passaggio in verticale del Venezia e trasformare immediatamente l'azione da difensiva a offensiva; bravo anche Ricci a proporsi con maggiore continuità, sono mancati gli inserimenti dei centrocampisti senza palla anche per merito delle mezz'ali di casa che hanno svolto con disciplina i compiti assegnati da Inzaghi.

Anche sulle palle inattive a favore qualcosa da rivedere: il solito schema della sponda sul primo palo di Bernardini è stato ormai disinnescato dalle retroguardie avversarie e così si è provato il solito tocco corto con cross sul secondo palo, stavolta senza fortuna. Con il passare dei minuti il match ha perso di contenuti e Salernitana e Venezia si sono accontentate senza farsi male, complice anche l'inevitabile calo fisico e il gran caldo. Uno 0-0 giusto, una discreta prova dei granata.

Gaetano Ferraiuolo