La tattica: meglio con il 4-3-3, Sprocati fuori dal gioco

Primo tempo troppo passivo, nella ripresa buona organizzazione, ma pochissimi tiri in porta

Salerno.  

"Ci stiamo allenando molto bene, purtroppo non riusciamo a trasformare il nostro gioco in punti sul campo. Viene anche difficile trovare qualcosa che non stia funzionando, ma siamo certi che basta una vittoria per sbloccarci e per riprendere il cammino". E' questo il parere più diffuso tra tecnici e calciatori granata subito dopo la fine della sfida col Pescara, persa immeritatamente da una Salernitana che, comunque, ha regalato un tempo all'avversario svegliandosi soltanto dopo mezz'ora di sofferenza scaturita anche dalla scelta di Colantuono di affidarsi ad un modulo eccessivamente difensivo a cospetto di un Pescara assai vulnerabile in fase difensiva, ma agevolato dall'atteggiamento tattico passivo dei granata. Evidentemente il mister, consapevole dei limiti tecnici della sua squadra, ha preferito optare per uno schema più guardingo, con la speranza di portare a casa almeno un punto e di vincerla grazie a qualche ripartenza. Se lo scopo, però, era quello di non abbassarsi troppo e di sfuttare le caratteristiche degli esterni, si può dire senza timore di smentita che la missione è stata fallita: Popescu e Pucino, comunque tra i migliori, hanno dimostrato affidabilità in fase di non possesso, ma hanno varcato la metà campo biancazzurra in pochissime occasioni, senza trovare adeguata assistenza in area per l'assenza di un attaccante di peso che potesse battagliare con i robusti centrali abruzzesi. Anche la scelta di schierare Sprocati centrale come seconda punta al fianco di Palombi non sta piacendo affatto: Colantuono è convinto che l'ex Perugia possa far male se libero di agire più vicino alla porta, i numeri dicono che invece è da esterno che ha fatto vedere le cose migliori. Resta da capire perchè a Bollini veniva rimproverato di tutto, mentre l'attuale guida tecnica fa le stesse scelte senza che nessuno proferisca verbo. Ma questo è un altro discorso.

Quanto alla gara, la Salernitana è scesa in campo con un abbottonato 5-3-2: dinanzi a Radunovic spazio a Monaco, Schiavi e Casasola, con Della Rocca in cabina di regia affiancato da Zito e Minala, mentre Popescu e Pucino agivano sugli esterni provando a fornire palloni invitanti per le due punte, individuate da Colantuono in Palombi e Sprocati. I primi 20 minuti erano tutti di marca abruzzese e la Salernitana faticava tantissimo pur senza subire tiri in porta. Una classica azione del vasto repertorio zemaniano permetteva all'indemoniato Balzano di smarcare Valzania in piena area di rigore, fortunatamente il centrocampista, inseritosi alla perfezione, svirgolava clamorosamente permettendo alla retroguardia ospite di salvarsi in extremis. Nella circostanza perfetto il movimento del terzetto offensivo pescarese, abile ad attirare su di sè l'attenzione dei tre difensori centrali granata proprio per liberare al tiro il compagno che arrivava dalle retrovie. A tratti è stato il più bel Pescara della stagione: tagli, sovrapposizioni, continui inserimenti dei centrocampisti e dei terzini, tutto molto bello anche in considerazione delle numerose e pesanti assenze. La Salernitana prestava il fianco e, con il passare dei minuti, si schierava quasi con un 5-4-1, dal momento che Sprocati arretrava moltissimo a caccia di palloni giocabili e il solo Palombi predicava nel deserto finendo per essere annullato dai difensori avversari. Da metà tempo in poi, però, la Salernitana metteva in mostra quanto chiesto da Colantuono con maggiore efficacia: ne era la dimostrazione un inserimento senza palla di Zito a ridosso dell'area di rigore, con la conclusione del generosissimo centrocampista deviata con una prodezza da Fiorillo.

Smarrito anche il carattere che, in passato, permetteva di sopperire alle lacune tecniche

Da lì in poi la Salernitana prendeva coraggio e alzava il proprio baricentro, sfruttando malissimo due situazioni di superiorità numerica evidente: un tre contro due al 32' vedeva duettare con bravura e tecnica Zito e Sprocati, peccato per l'errore nell'ultimo passaggio che avrebbe portato Palombi a tu per tu col portiere: nell'occasione, però, perfetto il suo movimento ad incrociare sull'out opposto, un po' come accaduto a Terni per il gol del momentaneo 1-0. A quel punto il Pescara si abbassava e faceva fatica a ripartire, con i granata padroni del campo e bravi a non buttare palloni infruttuosi in avanti anche grazie alla discreta regia di un Della Rocca tatticamente ineccepibile e che potrà tornare molto utile in futuro se schierato nel ruolo giusto. Nell'intervallo, però,Colantuono capisce che il modulo è troppo rinunciatario e cambia atteggiamento passando al 4-3-3, con Di Roberto al posto dell'ammonito Schiavi e un centrocampo molto più compatto grazie alla scelta di marcare quasi ad uomo Brugman e Valzania e di tenere alti i due esterni offensivi per evitare le scorribande di Balzano e Mazzotta. Pur senza quasi mai calciare in porta, la Salernitana mostrava di essere ordinata e non rischiava praticamente nulla, merito anche di un quartetto difensivo ben amalgamato dal punto di vista delle caratteristiche: Monaco giganteggiava nel gioco aereo e annullava Pettinari, Casasola era l'elemento in grado di recuperare palla e ripartire impostando l'azione con disinvoltura, i terzini abbinavano entrambe le fasi sacrificandosi moltissimo dal punto di vista fisico e vincendo tutti i duelli con i rispettivi avversari. L'uscita dal campo di Della Rocca per Kiyine (fuori ruolo per necessità) era la chiave di volta della partita: il marocchino, pur accompagnando l'azione alternando buone giocate ad errori banali, curava poco la fase di non possesso e perdeva spesso il diretto avversario concedendo spazi immensi ai centrocampisti pescaresi. 

Proprio da un suo mancato pressing a metà campo nasceva l'azione decisiva: verticalizzazione rapida di Valzania, movimento spalle alla porta di Bunino e calcio di punizione invitante per il Pescara dai venti metri: Brugman, sin lì contenuto alla grande, la metteva all'incrocio battendo un Radunovic nel complesso incolpevole, ma che è stato beffato sul suo palo come spesso accaduto durante questo campionato. Per 5 minuti la Salernitana non capiva più nulla e poco dopo, grazie ad una bella azione corale palla a terra, Bunino si presentava a tu per tu col portiere granata calciandogli addosso da posizione assai favorevole. Nemmeno l'ingresso in campo di Bocalon cambiava l'inerzia di una gara ormai incanalata sul binario della sconfitta: al netto di un secondo tempo discreto e tatticamente ben impostato, la squadra di Colantuono si conferma mentalmente debole e poco cattiva quando deve passare in vantaggio. Anche con Bollini il gioco non era spumeggiante, ma almeno abbiamo ammirato una Salernitana battagliera e che colmava le lacune con carattere, determinazione e spirito di sacrifico. Qualità che non si stanno più vedendo da un mese e mezzo a questa parte, segnale evidente che con il nuovo allenatore non c'è stata una svolta nemmeno sul piano temperamentale. Ed è questa la cosa che preoccupa di più

Gaetano Ferraiuolo