Se è vero che le responsabilità principali vanno suddivise tra società e dirigenza per l'allestimento di una squadra incompleta e tecnicamente modesta proprio come attualmente dice la classifica, è altrettanto vero che da un tecnico come Stefano Colantuono, in due mesi e mezzo, era lecito attendersi molto di più. L'esperienza di Bari, del resto, lasciava già intendere che l'allenatore, che pure aveva fatto bene a Bergamo, andava giudicato esclusivamente per il suo rendimento e non per un curriculum di tutto rispetto, ma anche condito di esoneri e promozioni mancate alla guida di autentici squadroni. Se la Salernitana si trova in piena zona retrocessione, la colpa è anche di Colantuono che, già prima della trasferta di La Spezia, aveva continuato a palesare una certa soddisfazione per la prova inguardabile del sabato precedente contro la Pro Vercelli. Ieri si è toccato il fondo: calciatori senza idee, confusionari, senza cuore, che negli ultimi 10-15 minuti passavano il pallone al portiere senza costruire una minima occasione per provare a pareggiarla. Anche l'1-1, per la verità, non avrebbe cambiato i giudizi: la Salernitana targata Colantuono sta fallendo la missione, ha sempre giocato male e l'alibi degli arbitri e delle traverse non regge, soprattutto perchè sono passati due mesi e il bilancio parla di due vittorie (una che non fa testo, per stessa ammissione del mister), due pareggi e cinque sconfitte, tre delle quali in casa contro avversari alla portata e sei gare senza gol. La domanda è sempre la stessa: perchè a Bollini non veniva perdonato nulla e ora nessuno dice niente?
Quanto alla gara, già la formazione iniziale aveva fatto storcere il naso. Nel 4-3-3 disegnato da Colantuono hanno trovato spazio Monaco e Schiavi al centro (con l'esclusione incomprensibile di Mantovani), Pucino nell'inedita veste di terzino sinistro e Casasola a destra, con Ricci, Minala e Zito in mediana e Sprocati e Di Roberto a sostegno di Palombi. Il Parma, con Lucarelli, Ceravolo, Ciciretti, Munari, Siligardi e Di Gaudio fuori, partiva con un modulo speculare, con Calaiò a guidare l'attacco dopo tre settimane di panchina. I primi 15 minuti erano piuttosto incoraggianti e la Salernitana si rendeva spesso pericolosa grazie alle continue sovrapposizioni degli esterni bassi e alla buona capacità delle mezz'ali di inserirsi senza palla e di calciare dalla distanza. La manovra era piacevolmente fluida, la palla circolava con disinvoltura da destra a sinistra e il Parma, altrettanto brutto dal punto di vista tecnico-tattico, era costretto a chiudersi nella propria metà campo sperando di indovinare il contropiede giusto. Peccato, però, che come sempre la Salernitana si perdesse negli ultimi sedici metri, quando Zito, Sprocati, Casasola e Pucino sfornavano cross a ripetizione senza mai trovare Palombi ben appostato.
Nella ripresa il Parma ha gestito a piacimento la gara e meritava il raddoppio
La catena di destra, però, non funzionava a dovere, con Casasola spesso sovrastato nell'uno contro uno e che costringeva Schiavi ad "uscire" per tentare l'anticipo, colpa anche di un Di Roberto pesce fuor d'acqua, mai nel vivo del gioco e totalmente assente in fase di non possesso. Con il passare dei minuti la Salernitana, forse complice della sua sterilità offensiva, perdeva sicurezza e mordente e le distanze tra i reparti, sin lì curate quasi in modo maniacale, venivano meno. Sprocati tendeva ad accentrarsi e si scontrava con Palombi, il centrocampo non supportava nessuna delle due fasi, i cross di Pucino e Casasola finivano in curva e il Parma, inguardabile fino a quel momento, prendeva campo e coraggio avanzando progressivamente il baricentro. Già in due circostanze i ducali affondavano i colpi, ovviamente sulla catena di destra granata, ma Pucino salvava il salvabile con due diagonali perfette. Lo 0-1 era nell'aria e arrivava poco dopo il 30': contropiede perfetto avviato da Scavone, scatto sul filo del fuorigioco di Calaiò (forse leggermente oltre un Monaco comunque assai statico) e pallone d'oro per Dezi che doveva soltanto appoggiarlo in rete. Lì finiva la gara della Salernitana, incapace di produrre gioco e di abbozzare una reazione almeno caratteriale.
Nella ripresa il primo cambio di Colantuono che, manco a dirlo, generava ancora più confusione: dentro Rosina, fuori Zito e passaggio ad una sorta di 4-2-4 che, in fase di non possesso, talvolta si trasformava in un 4-3-3 con Rosina in veste di mezz'ala e con il compito di dettare la linea di passaggio in verticale e lanciare in profondità Sprocati e Palombi. Tutto vanificato dalla scelta del Parma di adeguarsi ai ritmi compassati e prevedibili dell'avversario e di chiudersi nella propria metà campo a protezione del prezioso vantaggio. E proprio in contropiede, sfruttando il crollo psicofisico soprattutto del centrocampo e di una Salernitana rimasta mentalmente negli spogliatoi, il Parma sfiorava il raddoppio in almeno tre circostanze, sempre sulla destra difensiva granata e sempre con rapide sovrapposizioni che costringevano Pucino a scalare centralmente liberando involontariamente la mezz'ala o l'esterno che arrivava dalla parte opposta. Che la squadra non abbia lavorato sui propri errori lo si evidenziava ancor di più al 25', quando i ducali andavano vicini al 2-0 con un'azione in fotocopia a quella che portò al raddoppio del Carpi: lancio di Vacca per Insigne, traversone basso arretrato per l'accorrente Dezi che, facilitato dalla scelta dei difensori di schiacciarsi verso il portiere e non di seguire il pallone, si trovava a tu per tu con Radunovic calciando incredibilmente alle stelle.
Con gli ingressi di Bocalon per Di Roberto e di Kiyine per Palombi si provava a dare una scossa al reparto offensivo, ma davvero non si capiva nulla dal punto di vista tattico, con una confusione totale e nessun calciatore che si prendeva la responsabilità di calciare dalla distanza. Ne nascevano azioni individuali fini a sè stesse, passaggi su passaggi nel breve senza costrutto, lanci lunghi dalle retrovie facile preda di un Frattali inoperoso e un centrocampo totalmente inesistente. Basti pensare che negli ultimi 8 minuti, recupero compreso, il Parma non ha rischiato mai nulla, ha palleggiato senza problemi nella metà campo avversaria sfiorando ancora il raddoppio evitato da un buon intervento di Radunovic. I fischi del pubblico chiudevano nel peggiore dei modi un lunedì sera da dimenticare, con Colantuono che lasciava il campo a testa bassa e contestatissimo dalla tifoseria. L'ennesima prova di una Salernitana pessima basterà per cambiare rotta?
Gaetano Ferraiuolo
