Solo gli stupidi non cambiano idea recita un vecchio adagio e quanto sta accadendo oggi in casa granata impone una riflessione quanto mai obbligatoria: non era Alberto Bollini il problema della Salernitana. Certo, il trainer di Poggio Rusco qualche errore l'ha commesso e lungi da noi la volontà di indicarlo come salvatore della patria: quando necessario, anche la nostra redazione ha espresso critiche talvolta severe e dopo la partita pareggiata con il Perugia al termine di una prestazione pessima fummo forse tra i primi a parlare di un possibile esonero ancor di più dopo le parole di Lotito all'esterno della tribuna stampa. Nel calcio, come nella vita, però contano i numeri e i fatti e basta spulciare le statistiche per accorgersi che la Salernitana di Bollini era tutt'altra cosa rispetto a quella attuale: 12 risultati utili consecutivi, -4 dai play off e -6 dalla zona promozione diretta, quarto miglior attacco del campionato, una sola sconfitta (tra l'altro immeritata) in 15 giornate. Oggi con Colantuono la situazione è sportivamente parlando catastrofica: appena due vittorie (la prima da dividere proprio con Bollini), due pareggi (contro ultima e penultima) e sei sconfitte, tre delle quali in casa, senza contare i 450 minuti senza segnare, il passaggio dal nono al diciassettesimo posto e una difesa puntualmente perforata. Il cambio di guida tecnica, dunque, non ha prodotto nulla e, a mente fredda, bisogna rivalutare in positivo quanto fatto da un allenatore arrivato a Salerno un anno e mezzo fa in una situazione assai complessa e bravo a conquistare in anticipo la salvezza avvicinanadosi ai play off prima del fisiologico calo finale scatenato anche da clamorosi torti arbitrali. Statistiche alla mano, Bollini ha sempre iniziato ad ottenere risultati importanti a due mesi di distanza dall'inizio del suo percorso: nel campionato scorso la Salernitana iniziò a correre e a giocare bene da marzo, quest'anno da inizio ottobre, segnale evidente che un'identità c'era e che la squadra aveva un'idea di gioco e un suo carattere.
La Salernitana di Bollini correva fino alla fine, era tra le prime tre in B per capacità di non subire tiri in porta, ha rimontato gare apparentemente compromesse con cuore, carattere, determinazione, tutto ancora più da sottolineare soprattutto se rapportato alle difficoltà incontrate in ritiro, quando l'ex trainer granata ha dovuto lavorare con una rosa non completa in tutti i reparti e composta da giocatori immediatamente bocciati (Asmah, Roberto), senza attaccanti e portieri di esperienza e senza la possibilità di attingere da un proprio settore giovanile, perplessità palesate alla proprietà anche prima di quella famosa conferenza in parte strumentalizzata, ma che in fondo proponeva tante verità. Si era parlato di un attacco pieno di scommesse: era vero. Da Coda e Donnarumma si è passati ad un centravanti proveniente dalla Lega Pro e un giovane scuola Lazio da inserire gradualmente. Si diceva di non fare voli pindarici e che la società puntava alla salvezza: i fatti confermano tutto questo. Si erano chiesti rinforzi concreti e, dopo quell'incontro con la stampa, sono arrivati Rizzo (fermo da tempo per infortunio). Cicerelli, Kiyine (avallato dal tecnico dopo un confronto con alcuni dirigenti del settore giovanile del Chievo), Di Roberto e Rodriguez. Bollini, scelto direttamente da Fabiani con un'intuizione intelligente quando tutti si aspettavano il ritorno di Menichini e riconfermato anche dopo un momento negativo, si aspettava altro: voleva Provedel in porta, sperava in Valentini dello Spezia per la difesa, aveva individuato in Emmanuello e Maiello i rinforzi giusti per il centrocampo. Va detto che il ds, a fari spenti, ha fatto di tutto per accontentarlo, come accaduto per Ricci, Minala ed altri profili assai graditi e sui quali c'era massima condivisione.
In campionato è stato messo in discussione dopo Carpi, gara persa immeritatamente e ben giocata dai granata. In emergenza, con l'obbligo di schierare due terzini come difensori centrali e due esterni offensivi come terzini, ha conquistato 12 risultati utili di fila vincendo ad Avellino dopo quasi 25 anni, fermando Empoli, Bari, Frosinone e Parma attraverso gioco, idee e carattere.Con qualche errore, come abbiamo detto prima, con le prove inspiegabili contro Brescia e Cittadella tra le peggiori dell'era Lotito-Mezzaroma, ma anche con un lavoro profondo alle spalle che, nei numeri, stava dando i suoi risultati. L'unica vera "colpa" che rimane è la gestione Donnarumma, calciatore talvolta impiegato esterno o tenuto in panchina a favore di Joao Silva. Tutto giusto, c'era un grande potenziale offensivo che andava sfruttato meglio. Anche in questo caso, però, leggendo le statistiche si può notare che nelle ultime otto gare di campionato Donnarumma ha sempre giocato dal primo minuto e che, in fondo, è rimasto fuori per un mese soprattutto in concomitanza con un infortunio. Emerge inoltre un altro retroscena: prima della partenza per il ritiro, Bollini avrebbe parlato in prima persona con Donnarumma chiedendogli ufficialmente di restare per costruire attorno a lui la Salernitana del futuro. Il calciatore e il procuratore, tuttavia, avevano già deciso di cambiare aria. A questo punto tutti, noi per primi, dobbiamo riconoscere qualche merito in più ad un allenatore che si è sempre dimostrato professionista serissimo, molto attaccato al suo lavoro e per il quale i calciatori hanno pianto dopo l'esonero. Ad oggi non è mai stato contattato per il ritorno e non sente la proprietà e la dirigenza dal giorno dell'esonero: sta girando i campi di B e aspetta a giugno una nuova occasione altrove. Ma se malauguratamente andasse male anche ad Ascoli...
Gaetano Ferraiuolo
