Asse Ascoli-Salerno, il ritorno di Fabiani e Pestrin nel 2014

La decisione di Lotito dopo una riunione fiume al Mediterranea, a Salerno anche Bianchi e Scalise

Salerno.  

Era il gennaio del 2014 e, contrariamente a quanto sta accadendo oggi, la società scese in campo in prima persona per risolvere i problemi di una Salernitana troppo brutta per essere vera e che rischiava di vivere una stagione anonima anche in un campionato senza retrocessioni e con la qualificazione play off allargata fino all'ottava. Lotito e Mezzaroma, con un autentico blitz, convocarono dirigenti, staff tecnico e calciatori presso una sala dell'Hotel Mediterranea prendendo decisioni drastiche in un clima di grandissima tensione e con un centinaio di persone all'esterno dell'albergo a contestare. Alla fine furono mandati via alcuni giocatori poco motivati (famoso il caso Guazzo) e i responsabili dell'area tecnica Susini e Giubilato, con fiducia a termine per mister Perrone (esonerato 15 giorni dopo) e l'avvento di Angelo Fabiani a distanza di qualche anno dalla salvezza ottenuta con fatica e merito nel 2008-09. Appena ritornato in sella, il ds ebbe il merito di gestire in pochissimi giorni e con grande esperienza una situazione sportivamente parlando difficilissima a causa di uno spogliatoio in fibrillazione: via tanti elementi poco utili alla causa, contatto con un allenatore esperto come Gregucci e asse con l'Ascoli, club in grossa difficoltà economica dal quale proveniva e nel quale aveva provato a divincolarsi tra mille problematiche allestendo una rosa tutto sommato discreta. I primi due colpi furono il terzino destro Scalise e il difensore centrale Bianchi, in campo per il primo allenamento nonostante un grave lutto familiare accaduto pochi minuti prima. La vera scommessa, però, fu puntare su Manolo Pestrin, giocatore che aveva lasciato Salerno qualche anno prima tra mille polemiche e contestazioni, con la gente che dimenticò facilmente a quanti soldi avesse rinunciato pur di far iscrivere l'allora Salernitana Calcio.

Salerno è una piazza molto particolare, c’è sempre chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. I tifosi sono uguali in tutta Italia, le tue decisioni non verranno sempre condivise da tutti e chi ti applaude oggi è pronto a prenderti a calci domani”. Quante volte patron Mezzaroma ha parlato così del variegato mondo del tifo, laddove sentimenti e passioni talvolta comportano giudizi affrettati e che vengono totalmente modificati 90 minuti più tardi. E su questa base si sperava che la gente avesse saputo valutarlo esclusivamente per le prestazioni e non per il passato, quando l'ultima apparizione nel derby casalingo giocato in uno stadio semivuoto e perso per 4-1 a cospetto del Sorrento di Simonelli gli costò una miriade di fischi al pari degli altri "senatori" Montervino, Peccarisi e Polito. All'epoca fu doveroso rinfrescare un pò la memoria generale e sottolineare anche i meriti di un calciatore ricordato dai più per i numerosi cartellini collezionati e per un atteggiamento apparentemente abulico sul terreno di gioco e che, in realtà , dietro le quinte ha fatto tanto per i colori granata. Se nel primo anno di militanza salernitana è stato frenato da un fastidioso infortunio (da dicembre a marzo fu uno dei calciatori con la media voto più alta), nei due successivi- caratterizzati da un’infinità  di problemi societari- Pestrin ha dimostrato di avere a cuore le sorti del club firmando, insieme ai compagni, liberatorie utili a garantire l’iscrizione al campionato e rinunciando ad un bel pò di soldini pur di non gravare sulle casse presidenziali.

Andato via da Salerno per volere di Lombardi sia nel 2010, sia nel 2011 (“Non avrei mai lasciato la Salernitana, ho cercato sempre di dare il massimo conducendo una vita professionale e soffrendo molto quando perdevamo le partite” dichiarò rispettivamente a Torino e Frosinone in sede di presentazione ufficiale), Pestrin è stato, seppur per breve tempo, uno dei cosiddetti “eroi” della stagione 2010-11: anche grazie a lui la Salernitana si iscrisse a quel campionato, nel girone d’andata fu autore di numerose partite di buon livello e, messo fuori rosa a fine dicembre, si è allenato da solo assieme agli altri “senatori” senza mai dire una parola fuori posto, mentre l’ex capitano Fusco lo definiva “un grande professionista, uno di quelli che ha sempre dato una mano nello spogliatoio e che tiene alla Salernitana”.  Altra caratteristica di Pestrin era quella di metterci sempre la faccia e di assumersi le sue responsabilità  soprattutto nei momenti più delicati: primo a lasciare il campo dopo una vittoria ed ultimo ad uscire dal terreno di gioco dopo una sconfitta anche a costo di subire gli improperi della Sud, l’ex Cesena esitò un pò prima di accettare il ritorno a Salerno proprio perchè consapevole dello scetticismo di una piazza che di certo non lo ha accolto a braccia aperte. 

"Pestrin mercenario" lo striscione affisso all'esterno dell'Hotel Mediterranea prima della partita interna contro il Gubbio, quando il suo riscaldamento a bordo campo fu accompagnato da una serie di fischi soprattutto dal settore curva Sud. L'intuizione- ed il coraggio- di Fabiani furono premiati perchè il centrocampista fu capace di trasformare lo scetticismo in un autentico plebiscito. In quel girone di ritorno prese per mano la squadra trascinandola ai play off, l'anno dopo fu leader e capitano della Salernitana che vinse con merito il campionato, in B ha fatto comunque la sua parte dimostrandosi un professionista serio dentro e fuori il rettangolo verde. Unico rimpianto quello di non essere stato schierato da Menichini in occasione della sfida di ritorno dei play out con il Lanciano, quando avrebbe potuto ricevere il meritato applauso di un pubblico che ha avuto l'intelligenza di ricredersi. Qualcuno assicura che, nel post partita, ci sia stato un confronto dai toni accesi, altri dicono che il capitano abbia ingoiato l'amaro boccone isolandosi durante i festeggiamenti e cenando da solo, con uno stato d'animo diverso dal solito. In una squadra ad ora senza anima quanto servirebbe un leader come Pestrin...

Gaetano Ferraiuolo