Così come accaduto nella stagione 2014-15, quando le divise ufficiali della Salernitana somigliavano a quelle della Roma piuttosto che alle tradizionali casacche granata, anche quest'anno non sono mancate in città le polemiche su un argomento sempre molto delicato come quello del marketing. In un momento in cui la squadra rischia di lottare per non retrocedere sembrerebbe un problema quasi marginale, in realtà è anche da queste piccole accortezze che si deve lanciare un messaggio di organizzazione a tutto l'ambiente del tifo. Anche ieri alcune magliette non contemplavano la presenza dell'ippocampo sul petto, un'anomalia immediatamente rimarcata dal popolo web e da quei 200 tifosi presenti sulle scalee del Del Duca e che certo non sono rimasti affatto contenti. Già contro il Parma si era verificata una situazione simile, del tutto inconsueta e ovviamente la speranza è che tutto venga riportato alla normalità a partire dal derby di domenica prossima contro l'Avellino. Anche il colore della maglia non accontenta il popolo salernitano che, mostrando anche le fotografie delle divise del passato, nota una variazione cromatica tendente più al viola che al granata vero e proprio. "Con il colletto azzurro siamo diventati ufficialmente succursale della Lazio" ironizza qualcuno sui social network, invitando la società e Givova a mettere in campo qualche iniziativa in più volta a diffondere ovunque il marchio dell'U.S.Salernitana per riconquistare soprattutto le nuove generazioni. Queste problematiche si trascinano ormai da tempo: basti pensare che un tifoso deve sempre aspettare mesi per poter acquistare materiale ufficiale, con ritardi frequenti che certo non contribuiscono a creare un clima di simbiosi tra la proprietà e la prima realtà calcistica cittadina. Tornando indietro nel tempo, un episodio simile accadde nell'ultima stagione in B targata Lombardi: in quella circostanza, e per tanto tempo, i tesserati si allenavano e rilasciavano interviste con divise riportanti lo stemma della famosa "palla di pezza" pur avendo, il presidente, acquistato a giugno i beni immateriali per una cifra vicina ai 450mila euro.
Gaetano Ferraiuolo
