La tattica: bene a destra, ottimi inserimenti del centrocampo

Fraseggio palla a terra, terzo gol da applausi. Cercasi conferme contro avversari più forti

Salerno.  

Sarà pur vero che l'avversario di turno non era certo di quelli più forti da affrontare, ma la Salernitana vista ieri pomeriggio ad Ascoli è piaciuta. Non solo per la sua capacità di costruire- e finalmente finalizzare- le tante occasioni create, ma anche per quella voglia di continuare a giocare al calcio anche quando il risultato era ampiamente in ghiacciaia. Sullo 0-3 e con un Ascoli alle corde e contestato dal pubblico, infatti, i granata hanno sciorinato un calcio a tratti piacevole, spumeggiante, quel gioco corale che Colantuono predica sin dal suo primo allenamento e che spesso era stato ostacolato dalla qualità non eccelsa di alcuni componenti della rosa. Sarà per i fischi di lunedì sera, sarà per l'incontro tenutosi in settimana con la dirigenza, ma ieri tutta la squadra ha avuto un piglio diverso, consapevole dell'importanza della posta in palio e di dover arrivare al derby con una classifica migliore. E così i bianconeri sono stati annichiliti dal primo al novantacinquesimo, con un'avvolgente manovra corale, una capacità di cambiare spartito tattico mantenendo gli stessi interpreti e l'interpretazione quasi maniacale dei dettami del mister, ringalluzzito dopo la riconferma e desideroso di evitare il terzo fallimento sportivo di fila dopo l'esonero di Udine e il tormentato anno di Bari. La formazione iniziale, ad onor del vero, aveva stupito un po' tutti, conferma che nel calcio come nella vita giudicare a priori non serve a nulla e che contano soltanto i fatti. Nel 4-3-3 disegnato dal tecnico hanno trovato spazio Radunovic in porta, difesa atipica con Casasola a destra, Pucino a sinistra (in panchina i tre esterni mancini Zito, Vitale e Popescu) e il tandem Tuia-Schiavi al centro, Signorelli in cabina di regia affianato da Minala e da Kiyine, nell'inedita veste di mezz'ala, e Sprocati e Di Roberto a supporto dell'unica punta Bocalon. L'Ascoli ha risposto con il 3-5-1-1, modulo dettato anche dalle assenze e dalla volontà del tecnico Cosmi di creare superiorità numerica a centrocampo e sorprendere la retroguardia ospite con sovrapposizioni continue e qualche conclusione dalla distanza.

Eccezion fatta per qualche timido tentativo dalla sinistra favorito dall'iniziale difficoltà di adattamento di Casasola, l'Ascoli sin da subito ci ha capito poco o nulla, merito degli attacchi tambureggianti di una Salernitana corta, abile a coprire gli spazi, a curare le distanze tra i reparti, precisa nella manovra palla a terra e quasi sempre in azione con tutti gli effettivi in campo, portiere compreso. La volontà di arrivare al risultato attraverso il gioco, infatti, si evidenziava dalla scelta di Radunovic di non gerrare mai il pallone e di favorire sempre il compagno smarcato per ripartire, chiara indicazione giunta dalla panchina. Sulla destra la Salernitana manovrava a piacimento, con le continue triangolazioni tra Casasola, Di Roberto e Minala che producevano una serie infinita di cross, spesso mal calibrati o leggermente lunghi per l'accorrente Bocalon. Con il passare dei minuti l'atteggiamento tattico cambiava, quasi una sorta di 4-1-4-1 con Signorelli in mediana bravo a giocare soprattutto in ampiezza, Minala e Kiyine a ridosso dell'area di rigore bianconera, Di Roberto a destra e Sprocati a sinistra, sebbene spesso l'estroso esterno offensivo partisse da una posizione più centrale per non dare punti di riferimento e servire Bocalon in profondità. Il gol dell'1-0 era frutto della grande pressione dei granata applicata nella metà campo avversaria: prima Bocalon, servito da Sprocati, si faceva ipnotizzare da Agazzi, poi segnava con un bel "piattone" su assist di Kiyine interrompendo la lunghissima astinenza. Solo per una decina di minuti l'Ascoli provava ad abbozzare una reazione, ma la Salernitana era brava a chiudere tutte le linee di passaggio grazie al sacrificio di Kiyine in fase di non possesso e al ritorno ad alti livelli di Minala. Con il 4-2-3-1, dunque, granata egualmente incisivi in avanti, ma più coperti in difesa, con Signorelli a uomo di Buzzegoli e Clemenza, che agiva da trequartista, francobollato da Schiavi, mossa tattica che portava Pucino a dover spesso intervenire in diagonale per evitare l'inferiorità numerica e il taglio dell'esterno destro sul secondo palo.

L'ingresso in campo di Ganz portava Cosmi a schierarsi con il 3-4-1-2, ma anche in questo caso con risultati scadenti. Nella ripresa l'unico vero pericolo nasceva sugli sviluppi di un calcio piazzato, per il resto dominio dei granata e padronanza di palleggio assai raramente ammirata durante questa stagione. Il 2-0 era frutto di uno schema su palla inattiva, con Casasola abile a smarcarsi anche grazie ai movimenti dei  compagni di squadra che attiravano su di sè le attenzioni dei tre centrali in maglia bianconera, spiazzati dal movimento dell'ex Alessandria ed eccessivamente statici. Da quel momento in poi un autentico monologo, con Di Roberto scatenato sulla destra, Sprocati e Kiyine bravi ad interscambiarsi la posizione con frequenza, Bocalon "alla Coda"su tutto il fronte offensivo e due terzini di spinta per tenere bassi gli esterni offensivi ascolani. L'ingresso di Zito e Popescu al posto di Pucino e Signorelli favoriva ancor di più la manovra sulle corsie esterne e il terzo gol era davvero da applausi: pallone recuperto a metà campo, lancio a tagliare di Popescu per Di Roberto e sovrapposizione di Minala, traversone basso per l'accorrente Bocalon e 3-0 facile facile per il centravanti veneto. Nel finale, dopo aver sfiorato a più riprese il poker sia con altre due pregevoli azioni corali, sia con un tiro dalla distanza del superbo Kiyine, la rete dell'1-3 di Carpani su palla inattiva, mentre l'arbitro stava fischiando per tre volte. Un successo meritato, una metamorfosi tattica che lascia ben sperare, ma che va confermata già da domenica prossima.

Gaetano Ferraiuolo