Ok, la scusa è giusta: derby, ecco la caccia al biglietto

Zoccolo duro a parte, in tanti tifano per l'evento e non per la maglia. L'elenco degli "alibi"

Salerno.  

Partiamo da una doverosa premessa: il contenuto di quest'articolo non riguarda nella maniera più assoluta quello zoccolo duro del tifo granata che, a prescindere da ogni rispettabile presa di posizione, in questi anni ha garantito la propria presenza sugli spalti rappresentando il dodicesimo uomo in campo in casa ed in trasferta anche quando categorie e risultati avrebbero giustificato- in parte- un certo disamore. Loro, gli 8mila "innamorati a prescindere" rappresentano la vera forza di una Salernitana che, da sempre, ha legato le proprie fortune a quella parte di tifoseria che ama i colori granata 365 giorni all'anno e non soltanto quando bisogna salire sul famoso carro dei vincitori per partecipare ai grandi eventi sportivi che, al contrario, andrebbero riservati a chi, su quel carro, merita di salirci sul serio. Ricordiamo ancora quel "Siamo sempre con voi" intonato da 20mila persone in occasione del big match contro il Verona, con una città intera che improvvisamente si riscoprì innamorata della Salernitana; tempo tre mesi e l'Arechi ha perso 10mila persone, pronte ovviamente a tornare in massa in occasione del derby con l'Avellino o del gemellaggio con il Bari.

Soprattutto nell'epoca dei social, sembra quasi che lo sport più praticato sia quello della "caccia al colpevole", con una frangia di "tifosi" che aspetta quasi le sconfitte della Salernitana per poter affermare "io l'avevo detto". Del resto è palese che quando la Salernitana vince è colpa dell'avversario, quando perde bisogna cambiare allenatore, direttore sportivo, presidente e tutti i calciatori. Rosina viene a Salerno? E' vecchio, è a fine carriera, è assurdo fargli firmare un quadriennale a quelle cifre. Brienza, 38 anni, va a Bari? Grande colpo di mercato, degno di una società che vuole vincere. Quest'anno c'è una fetta di tifosi che ha scelto addirittura di disertare lo stadio convinta che le regole sulla multiproprietà incidano negativamente sui risultati della squadra, come se la Salernitana scegliesse a tavolino di perdere ogni qual volta si avvicina alla zona play off. "Una follia" per dirla alla Mezzaroma che, da sempre, ha indicato nella serie A l'obiettivo finale. Davvero lontanissima l'epoca in cui "gioca la Salernitana e tanto basta", da un po' di tempo a questa parte c'è sempre la scusante per giustificare l'assenza dagli spalti. Altra premessa: siamo felicissimi e un pizzico emozionati al sol pensiero di rivedere domani uno stadio pieno, ribollente di tifo e di passione in tutti i settori, con una straordinaria partecipazione anche di quei tifosi che non vivono in Campania e che arriveranno appositamente addirittura dal resto d'Europa. Effettivamente il sabato alle 15 danneggia studenti e lavoratori, stavolta potranno esserci e daranno un grosso contributo. Contro il Parma, però, c'erano 5mila persone, meno di quante assistevano alle sfide in serie D, e sui social tutti o quasi parlavano di serie C ormai certa, una società e una dirigenza da esonerare e un campionato totalmente privo di ambizioni.

Se è vero che per tanti motivi è giustificabile la fuga dall'Arechi e che in molti casi chi resta a casa non è meno tifoso tifosi di chi è sempre presente, fa comunque un certo effetto notare che è bastato giocare con l'Avellino per riavvicinare alla Salernitana quasi 10mila persone. Eppure il presiedente è lo stesso, Fabiani e Colantuono ci sono ancora, Coda e Donnarumma non sono tornati e il centrocampo ha perso per infortunio anche l'unico rinforzo arrivato in inverno. Ormai è chiaro: eccezion fatta per uno zoccolo duro cospicuo, in tanti si emozionano non per la casacca granata, ma per l'evento, per la festa, per i grandi obiettivi, per il nome di mercato. Ed è un peccato, perchè un Arechi sempre pieno potrebbe essere davvero un fortino e perchè i tifosi con i capelli bianchi (che hanno visto 25 anni di fila di C con il medesimo amore) non mancano mai all'appuntamento con la Salernitana sia in casa, sia in trasferta. Scommettiamo che, in caso di mancata vittoria, contro il Novara (fondamentale scontro salvezza) torneranno ad esserci i "soliti" ottomila? Proviamo a ripercorrere cronologicamente le motivazioni che hanno spinto il pubblico a disertare l'Arechi:

-non verrò allo stadio fin quando ci sarà Aliberti (ma con l'Ascoli, con i biglietti a due euro, erano in 32mila)

-non verrò allo stadio fin quando ci sarà la palla di pezza (con il Pescara, per la sfida promozione, erano in 32mila)

-non verrò allo stadio fino a quando ci sarà Lombardi

-non verrò allo stadio perchè il Salerno Calcio non è la Salernitana (con il Monterotondo erano in 12mila)

-non verrò allo stadio fino a quando non riprenderanno il marchio (la media spettatori, in Seconda Divisione, era la stessa della D pur avendo ripreso il cavalluccio, anzi per la festa col Poggibonsi c'erano 4mila persone in meno rispetto alla sfida col Monterotondo)

-non verrò allo stadio fino a quando non saremo almeno in serie B

-non verrò allo stadio perchè non sono stati fatti gli acquisti che volevamo

-non verrò allo stadio fino a quando ci saranno Lotito e Mezzaroma (20mila col Verona, 15mila domani)

-non verrò allo stadio perchè la regola della multiproprietà ci impedisce di sognare

Lo ribadiamo: da questo discorso sono esonerati tutti coloro che allo stadio ci sono sempre andati e che hanno dimostrato con i fatti il grande amore per la Salernitana, compresi quei tifosi che hanno seguito la squadra in terza categoria o che, effettivamente, non si identificavano nel Salerno Calcio attendendo l'acquisizione dei segni distintivi. Basta spulciare i social, però, per capire quanto una parte del pubblico sia scontenta di tutto, sempre e a prescindere. Del resto la squadra era contestata anche quando, in Prima Divisione, batteva record su record: all'epoca si chiedeva l'esonero di Menichini, oggi la gente lo rimpiange. AAA cercasi tempi in cui si tifava per la maglia e non per chi la rappresenta...

Gaetano Ferraiuolo