Non serviva brillare, nemmeno offrire un gioco spumeggiante. Per la Salernitana contava solo vincere. E lo ha fatto. Il giudizio sulla domenica di Caravaggio per la Bersagliera si limita al successo di misura sull’Atalanta Under 23. Un match messosi in discesa per l’espulsione di Cissè, in una domenica in cui per una volta la Salernitana non è stata vittima degli episodi ma li ha sfruttati al massimo per indirizzare la partita, farla sua nel momento in cui sembrava iniziare a venir fuori un pizzico di apprensione e di frenesia. Determinante la calma serafica di De Boer, lui che attaccante non è ma che ha avuto l’unica caratteristica che in questo momento manca all’intero reparto offensivo granata: la lucidità. Perché una costante granata a cavallo tra il 2025 e l’alba del nuovo anno è stata la difficoltà nel convertire tutte le azioni in pericoli costanti, sbagliando la finalizzazione o ancor di più la scelta dell’ultimo passaggio.
Cercasi lucidità
E allora ecco che la lucidità è qualità che ritorna, concetto che ha accompagnato sin da inizio stagione una squadra che ha dimostrato di avere fuoco, di saper rimontare anche quando il risultato sembrava scontato. Poi però, col passare delle settimane, quando qualcosa si è inceppato anche sotto il profilo caratteriale, è lì che è emersa la mancanza di gioco e pazienza della Bersagliera. La vittoria di Caravaggio può rappresentare un nuovo inizio, un calcio alla crisi, spostando le ombre sul presente e sul futuro tecnico della squadra. Tra infortuni, indisponibilità ed emergenze, la truppa di Giuseppe Raffaele è pur sempre a sei punti da Benevento e Catania. Con la consapevolezza di aver messo alle spalle il proprio momento più complicato della stagione. Ora serve continuità, altrimenti i segnali di resa saranno inequivocabili.
