La prima volta ai play-out con il tabù del 1991

Da dimenticare lo spareggio con il Cosenza a Pescara con Marulla castigatore della Salernitana

Salerno.  

Una salvezza da giocarsi tutto in 180’, non era mai accaduto alla Salernitana in serie B. Ma c’è una sorta di precedente che fa tremare le vene ai polsi e si riferisce al 26 giugno 1991 e alla trasferta della speranza di Pescara in un match da dentro o fuori con il Cosenza di Gigi Marulla. Si proprio l’idolo della Curva silana, recentemente scomparso, che fu il castigatore dei granata guidati da Ansaloni. Corsi e ricorsi storici, ma anche quella Salernitana, nonostante ebbe un buona partenza, si distinse per la quantità industriale di pareggi. Furono 22 i pareggi su 38 gare disputate, 4 in più rispetto all’attuale stagione, con il risultato finale che non cambia. Corsi e ricorsi storici che farebbero tremare visto che 26 anni fa in una strana classifica avulsa si ritrovò in compagnia oltre che del Cosenza anche dell’Avellino, oltre che del Pescara e del Modena. Tutte salve con Salernitana e Cosenza a spareggiare in gara secca all’Adriatico. Caso vuole che, allora, per la prima volta nella storia del campionato di serie B a 20 squadre, i 36 punti non furono sufficienti per guadagnarsi la salvezza. Un caso che ebbe modo di ripetersi in serie A, sempre ai danni dei granata, sette anni più tardi. E quello spareggio arrivò tra l’altro ad appena dieci giorni dal match di campionato che permise alla squadra granata di avere la meglio proprio del Cosenza all’Arechi grazie alle reti di Gasperini e Carruezzo. Ma a Pescara, la spuntò il Cosenza, al primo tempo supplementare, grazie proprio ad una rete di Marulla, proprio mentre la formazione granata pensava di arrivare ai rigori e giocarsi tutti dagli undici metri. Una sconfitta che rispedì nell’inferno della C la squadra granata che si ritrovò anche senza società. Il compianto Soglia, che era già dimissionario, passò la mano per una calda estate. Ci tentò prima Calabrese, che aveva già allertato il “condor” Vannini per la panchina, che fu “bruciato” da Casillo che avviò la rifondazione granata per gli anni più belli della storia della Salernitana. 

 

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