di Simonetta Ieppariello
E’ sempre nel suo cuore quella bimba. Non l’ha mai conosciuta ma più passano gli anni, più vive, più il suo pensiero va a quella piccola di soli tre anni. Non conosce il nome. Si è perso tra i fascicoli di una vita intera trascorsa nel ricordare come un lutto di una famiglia si sia trasformato nel miracoloso giorno di festa di un’altra famiglia. Questa storia tiene insieme la Puglia e la Campania. Laura Mauriello ha 34 anni. E’ una bellissima mamma e ha gli occhi grandi che diventano lucidi nel raccontare quella parte di vita che, forse, è la più importante.
Esattamente venti anni fa, l’11 novembre 1996, avveniva un incidente stradale in cui una bambina irpina di appena tre anni perse la vita. Sua madre sopravvisse. Lei no. La famiglia Renzulli, con coraggio e infinito amore nei confronti della loro piccola, decisero di donare i suoi organi. I reni di quella dolcissima creatura salvarono la vita di Laura.
Oggi, a venti anni esatti da quella tragedia, Laura Mauriello di Foggia, vive grazie ai reni donati da quella bambina. La donna, all’epoca 14enne, ha voluto ringraziare la famiglia che le ha permesso di continuare a vivere ed esprime il desiderio di incontrarli, abbracciarli, ma soprattutto ringraziarli.
“Vorrei abbracciare quei genitori che, venti anni fa, scelsero di donarmi una seconda possibilità per vivere. Adesso anche io sono mamma e so quanto sia stata sofferta la loro decisione. Gli sarò per sempre grata”.
Una vita che va avanti e un’altra che si interrompe. Tragicamente. La scelta forte e nobile di donare, perchè un’altra famiglia non viva il lutto, il dramma, il dolore più profondo: quello di perdere un figlio, un fratello, una sorella, qualsiasi persona amata.
«Penso sempre a come un giorno di festa per noi, un mio secondo compleanno, quella data che sul calendario sancisce il mio ritorno alla vita per un altro nucleo familiare è il giorno del dolore più profondo». Laura si ammalò che aveva solo otto anni. A 14 anni ottiene quel trapianto prezioso che le cambia radicalmente la vita.
«Non dimenticherò mai quel telefono che squillava, gli occhi di mia madre che si accesero di immenso nel sentire che c’era una luce, una opportunità per me». Poi sono scorsi gli anni. Il pensiero di contattarli sfumava nella consapevole ragione di capire che la gioia di una famiglia era il dolore di un’altra. «Una esatta proporzione che dava un peso maggiore al mio senso della vita. Per questo vorrei oggi ringraziarli, perchè guardando mio figlio penso innanzitutto che grazie a loro, a quella bimba sono madre e vivo.
In secondo luogo abbracciando mio figlio posso solo lontanamente capire quale sacrificio sia costato a quella famiglia donare i suoi organi, dire sì con un gesto così nobile, ce un’autopsia infierisse comunque sul corpo di quel piccolo angelo».
Sente una responsabilità e un dono grande dentro se Laura. «Prima vivevo attaccata alle macchine - ricorda -. Le gioie di un’altra bimba per me sono stati dolori immensi, come la scuola che saltava, il restare chiusa in casa. L’ammalarmi di continuo.
Da quando ho avuto il trapianto è cambiato tutto per me. Ho girato mezzo mondo. Viaggio sempre. Tutto il mio percorso: la laurea, l’amore, la vita, le gioie sono tutto merito loro». Un intervento, quello di Laura venti anni fa, che venne raccontato sul Corriere del Mezzogiorno.
Due reni trapiantati con una compatibilità altissima. Primo caso in Puglia. Terzo in Italia. Un intervento che venne realizzato dal professore Carrieri primario di Foggia. «Voglio dire grazie a loro e a quella piccola creatura. Il mio ritorno alla vita è stato un dono talmente grazie che vorrei poterlo raccontare proprio a loro che hanno sofferto così tanto e ancora soffrono».
