«Noi da qua non ce ne andiamo». E' diventato ormai lo slogan dell'istituto "Luigi Amabile" di Avellino.
«Vogliono spostare la nostra scuola. Noi non vogliamo. Siamo disposti ad accogliere gli studenti del "De Luca" ma con noi dentro. E' il nostro edificio da ben 104 anni e resterà tale. Punto». Questo è quanto dichiarato dall'assemblea speciale nella scuola. La preside, Antonella Pappalardo, ha garantito il proprio appoggio ai ragazzi in qualunque cosa accadrà. Vero orgoglio scolastico, se così si può definire.
Io non faccio parte della ragioneria ma, in qualità di studentessa, capisco il malcontento dei ragazzi. Interessata alla questione, ho deciso di saperne di più. Ma in particolare sapere cosa i ragazzi ne pensano. Le loro opinioni, i loro pensieri. Tutto qua.
Il pomeriggio del diciassette novembre, alunni e professori si sono riuniti. Io ero presente. Quello che ho visto è una scuola compatta, unita su un solo obiettivo: rimanere la Luigi Amabile di sempre. Nell'aria si percepiva la positività e la grinta di lottare. In preparazione striscioni e bombolette a spray. Non bisognava mollare, dicevano. Discutevano di vari e scioperi e cortei. La prima manifestazione studentesca è stata fissata lunedì 21. Si partirà dalla sede della scuola con destinazione Gambacorta.
L'Amabile ha anche avuto l'aiuto del forum giovanile di Avellino. Il presidente, Stefano Luongo, ha affermato: «Siamo stati vicini alle scuole. Il nostro è stato un ruolo di intermediari tra istituzione scolastiche e la Provincia. Abbiamo cercato di far trovare un compromesso tra le due schiere. E' logico che accontentare tutti non è possibile. C'è bisogno che i ragazzi abbiano le stesse comodità, gli stessi servizi anche se in strutture diverse. Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti. Per qualsiasi eventualità, noi del forum saremo a disposizione».
I capi d'istituto si fanno sentire. «Sono Luca Molettieri della Consulta provinciale della Luigi Amabile e lotterò in rappresentanza della mia scuola affinché rimanga là dove è sempre stata. Questa sede è storica e riconosce in tutto e per tutto la ragioneria. Le decisioni della Provincia non ci fanno paura. Siamo pronti a tutti. Vogliono la guerra? E che guerra sia. Guerra mediatica, ovvio», dichiara.
A lui, seguono le testimonianze di alcuni alunni.
«Di certo non vogliamo cedere la nostra scuola a un altro istituto. E' la nostra da 104 anni. Siamo più di 800 ragazzi e non ci andremo tutti in un altro edificio. O perlomeno, se ci dovessimo entrare non avremo garantiti gli strumenti che ci spettano per studiare, apprendere - continua -. Le due materie principali sono informatica ed economia aziendale. E per essere studiate per bene hanno bisogno di laboratori efficienti e all'avanguardia. L'attività in laboratorio è fondamentale e non possono togliercela così, da un momento all'altro. Inoltre, se ci trasferiamo di conseguenza le iscrizioni future diminuiranno. Diminuiranno perché già siamo in tanti e spazio per altri ragazzi non ce n'è nel nuovo edificio. La scuola diventerà del tutto inesistente nel giro di pochi anni», dice Antonietta della quarta B.
Della stessa classe e stessa idea è Sara. «La storia dell'Amabile è lì. Non può essere cancellata. La nostra è una delle scuole con più laboratori e se ce la tolgono non avremo più la stessa preparazione. I concetti studiati sui libri vanno messi in pratica - continua -. Ma non solo questo. Cambiando sede, perderemo anche la palestra poiché in altre strutture saremo costretti a stringerci e a condividere la palestra con altre scuole. Inoltre la Luigi Amabile ha vinto ben 650mila euro a un concorso. Se cambiassimo sede, questi soldi andrebbero persi sprecando così mesi e mesi di lavoro».
Un altro problema emergente è quello dei trasporti. «Lo spostamento è un disagio anche dal punto di vista logistico. Difatti, la scuola dove verremo collocati si trova in via "Morelli e Silvati" dunque Piazza Kennedy è molto distante. Moltissimi studenti sono pendolari e avranno problemi sia con gli orari dei pullman sia con quelli della scuola. Inoltre, la scuola per noi è una seconda casa. Qui ci trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Ci siamo affezionati», dice Francesco della quarta E.
«Secondo me è un cambiamento drastico. Anche perché il periodo scolastico nel quale si sta verificando non è uno dei migliori. Sia per il programma didattico sia per i progetti dell'open day. È giusto accogliere gli alunni del De Luca che si trovano senza una struttura sicura, ma è ingiusto che tutta la Luigi Amabile debba spostarsi in un istituto diverso. Non dimentichiamo gli alunni del corso serale che avendo impegni familiari o lavorativi sicuramente andranno incontro a dei problemi», dichiara Alessandra della quinta G.
Si sa, dare voce e spazio a cosa ne pensano i giovani allarga sempre gli orizzonti, le prospettive e i modi di pensare.
Dunque, testimonianze forti. Testimonianze di chi spera e non getta la spugna. Testimonianze di ragazzi che vogliono proteggere la propria scuola. Da ammirarne l'audacia. Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.
Mariagrazia Mancuso*
*(studentessa del corso di giornalismo di Ottopagine organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)
