di Simonetta Ieppariello
Inizia a rappare da piccolissimo. Lo fa con destrezza e sorriso. Da solo, un po’ per gioco, compone versi, e nel giro di pochissimo tempo il rap diventa per lui molto più che una passione. La sua vita. Contestato, sfidato, amato e a volte mal digerito. Questa è la storia di T-Rabbia, il giovane e talentuoso rapper avellinese che ha saputo imporsi molto lontano dalla sua città. La svolta la segna Eminem. «Il rap – ci spiega – è un modo di interpretare ciò che si vive, la cosa più bella è che lo fai rappando, mettendo tutto in rima. Ma non è solo questo. L’abilità di un rapper sta nel saper dire ciò che si pensa e si vede nel miglior modo possibile, nel modo più spettacolare».
Questa è la storia di Pasquale Matarazzo, in arte T-Rabbia uno degli acclamatissimi Signori Paranoia. Un rapper che da subito ha saputo imporsi nella scena, vincendo molte "battle" a colpi di liriche e metriche rap.
Vere e proprie battaglie che T-Rabbia ha vinto molte volte. Sarà stato merito dei suoi versi improvvisati con grande abilità, ma poche volte c’è stata partita. I suoi testi sono contemporanei e la sua musica ha tutta l’aria di essere un grido di ribellione giovanile contro una società che poco comprende le nuove generazioni, ma anche il rap che lo ha formato.
«Mi è subito piaciuto il gioco d’insieme che c’è dietro il genere - spiega -.Raramente seguo l’intonazione, ma non la escudo affatto. Per me la prima cosa sono i testi. Poi tutto il resto viene fuori così: naturalmente». Si avvicina con emozione al genere. Diventa la sua scelta di vita che interpreta in tutto dal look al modo di guardare il mondo.
Gli esordi per lui sono in una provincia che non sa nulla del genere, ed è scandita le liti da colpi di strofe con e contro i colleghi. «Il rap, certo, è disagio e rabbia - spiega -, ma dietro ogni testo c’è una storia, una gestazione complicata, lunga e credetemi articolata. Un rapper può servirsi anche di un testo demenziale, che magari è volto a strappare un sorriso all'ascoltatore, all'interno del quale però vi nasconde cose serie, magari ciò che teme, o il proprio punto di vista mascherate da frasi divertenti,». T.Rabbia e la sua arte nuova di musicare fatta di rivolta e ragionamento, proteste e proposte in una società che cambia ha costruito nel tempo una sorta di storia. «Mi sono sempre aggiornato, documentato - spiega -. Sono un cultore del genere che cerca di crescere e far crescere il genere». E’ giovanissimo ma già vanta prestigiosi risultati. Lo abbiamo voluto conoscere e presentarvelo perché forse, potrebbe cancellare il luogo comune per cui nemo propheta in patriae suae.
Oltre al rappato inizia la sua carriera da "reporter", "recensore" e "giornalista" prima per rappuzzi.com e poi per PlaySound Italia, dove scrive di rap e giovani talenti, aiutando a scoprire cosa dicono i giovani musicisti del genere, in un settore di nicchia che sta riuscendo solo oggi ad ottenere la luce e ribalta che merita. Storie e volti di giovani che emergono da periferie disastrate e paesi assopiti in una opprimente quotidianeità che non lascia spazio e respiro. «Alla fine della periferia c'è l'autostrada. Antenne, biancheria stesa. Sono il percorso di chi, come me, ama cantare di questa umanità comunque disastrata e in difficoltà. Quel che mi piace dello scrivere di giovani talenti è che rappresenta per me un modo concreto di aiutare emergenti che ritengo validi in tutto lo stivale, e far si che il loro materiale possa giungere a più orecchie possibili, anche tramite il servizio di ufficio stampa che il mio attuale sito mette a disposizione».
Già popolarissimo sul web, con tantissime visualizzazioni per ogni video pubblicato, Signori Paranoia si sta imponendo nello scenario del rap italiano, e siamo sicuri che uno dei suoi creatori ne tragga beneficio.
Il rap ce l’ha nel sangue T-Rabbia. Lo sente da quando, piccolissimo, andava alle elementari.«Ho cominciato ad ascoltare rap alle scuole elementari. Mio cugino mi regalò il disco di Eminem quando avevo 7 anni. E fu la fine. Anzi l’inizio. Non capivo nulla dei testi, ma erano le strumentali a farmi proiettare in un altro mondo. In quel momento mi dissi "da grande farò questo”».
E’ così è stato. Tanta gavetta, tanta rabbia, lo dice il nome, di cantare gridare dissenso. «Sono cresciuto artisticamente in un periodo dell'hip hop che non rivedremo mai più. Quando invece ho iniziato erano i tempi in cui "rapper" era sinonimo di "disagiato" o "drogato". Poi nel 2006 Fabri Fibra fu il primo rapper italiano a fare disco di platino. Da allora cambiò tutto: il rap entrò di forza nelle case di tutti gli Italiani. Tutto il disagio degli sfottò sui primi cappellini o pantaloni larghi (in un'età traumatica come l'adolescenza) è una cosa che chi è venuto dopo il 2008 non potrà mai capire. È strano vedere come altri avellinesi nelle loro interviste raccontino la mia storia».
T-Rabbia fa parte di un duo collaudato con Ark (amico di una vita) «Formiamo i "Signori Paranoia". Inizialmente eravamo soltanto noi due, in seguito abbiamo "reclutato" altri validissimi talenti avellinesi. Adesso siamo 6 e presto verranno annunciati tutti i nomine di una compagine che, ci auguriamo, scardini dal profondo gli argini e barriere entro cui fino ad oggi ci permettono di fare musica rap».
In uno dei suoi pezzi del nuovo album “Un piccolo posto” c’è raccolto un pò tutto il suo animo di rapper in difficoltà nella sua città, molto più a casa sua che altrove, in altre di città. «Ma non andrò via mai, a "fine carriera" tornerei sempre qui. - spiega -. Amo troppo la mia Avellino. E colgo l’occasione per ringraziare quanto mi hanno dato i miei due straordinari genitori: educazione, forza, valori e cuore».
Con uscite ufficiali o di pezzi è stato fermo per ben 4 anni, ma intanto era impegnato a vincere gare su gare di freestyle (un po' dappertutto). Dal 2015 in poi le cose sono cambiate. «Ho fatto la mia apparizione in "It's Classic Mixtape vol.2", un progetto che riunisce i migliori rapper in Campania, che vanta grandi nomi come la crew It's Classic appunto (ideatori del progetto), Funky Pushertz, Ramtzu, Peste, Rocco Hunt, Speaker Cenzou, Paura, Dope One e tanti altri.Poi è nata la catena di video "PreParanoia": strofe freestyle mie e del mio compagno di merende/musica Ark, con tanto di video (grafico o con riprese) , ed ebbe subito ottimo riscontro, essendo stati fermi a lungo la gente era curiosa di vedere a cosa stessimo lavorando».
T-Rabbia ha avuto molta esperienza nel mondo del freestyle. Due partecipazioni a Tecniche Perfette ed anche ai casting di MTV Spit. «Ho cominciato a vincere le battle prima fuori Campania che in Campania, e prima in Campania che ad Avellino, ma mi sono fatto notare nelle battle campane. Per un periodo vincevo di tutto. Ovunque andassi e con qualsiasi premio in palio, contro qualunque avversario, la spuntavo. Battaglia dopo battaglia sono cresciuto. Ho partecipato due volte alle Nazionali del Tecniche Perfette, come rappresentante della Calabria perché in quegli anni la manifestazione non è stata ospitata in Campania. Mi sono divertito tantissimo ma allo stesso tempo ho sorpreso anche chi è nell'ambiente. È un'esperienza che mi è servita molto, anche per i progetti futuri in cantiere di certo ne farò tesoro». Ora cresce l’attesa per il suo nuovo lavoro: inizia svelandoci il titolo e qualcos'altro.
«Come ogni volta è un lavoro lungo e travagliato - spiega -. Ci metto sempre almeno due anni. Ha temi e suoni forti. Si chiama "New Classic" perchè in un certo senso c’è un delicato ritorno alle origini, ma anche sound che nessuno si sarebbe mai aspettato di sentire da me. Ma non volglio svelarvi di più. Dico soltanto che questo è un concept album: ha un concetto coerente che parte dalla prima traccia ed arriva all'ultima. Molto monotematico, in breve riassume il perchè della mia assenza. C'è solo UNA traccia che si distacca totalmente dal concept dell'album: e dovrete scovarla: quale sarà? [...] Molti mi chiedono assiduamente notizie sulla mia vita artistica, e del perchè sia stato fermo sulle tracce così a lungo: in verità se questo non fosse successo adesso avrei più fama, ma meno abilità liriche e sound diversi. Studiarsi un progetto per anni ha anche i suoi risvolti positivi. Il titolo dell'album sarà chiaro al primo ascolto: si chiama così perchè è il mio nuovo classico. Testi per me classici, composti anche dai 16 anni in poi, magari su strumentali nuove, o testi che sono nuovi magari su strumentali old school. Di hip hop vero e proprio c'è poco, ma è quel poco che segna molto l'evoluzione che ho avuto su quel tipo di strumentali. A breve svelerò la tracklist, mentre procedono i lavori di registrazione. Sono lieto di essere stato intervistato da questa storica testata. Sono stato ospite del simpaticissimo Gianrico in studio su Ottochannel più volte e mi sono anche esibito (ringrazio JamRoom per l'occasione, JamRoom, Gianrico e ottochannel è obbligatorio».
Grazie a te T-Rabbia continua e spacca!
