Dal tunnel al "pertusino". Ahi Tonino, chi ci manca sei tu!

Ecco come è stato distrutto un progetto costato milioni. Ma non è tutto: la sua città cancellata

In primo luogo il tunnel di Di Nunno aveva uno scopo: collegare la direttrice nord sud di Avellino. E collegare la città ospedaliera alle periferie.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Che tunnel aveva in mente il sindaco Antonio Di Nunno? E che città era la sua Avellino? Ce lo chiediamo a due anni dalla morte del primo cittadino. Mentre c'è il rischio che la ditta incaricata di terminare l'opera vada via.

In primo luogo il tunnel di Di Nunno aveva uno scopo: collegare la direttrice nord sud di Avellino. E legare la città ospedaliera alle periferie. Un progetto che andava di pari passo con la valorizzazione del centro storico. Di Nunno voleva spostare la fontana di Piazza Libertà. E collegare il corso al Via Nappi.

Un doppio intervento che permetteva di attraversare Avellino in pochi minuti. Addio traffico. Regalando al turisti un'immersione nella parte più caratteristica: il centro storico.

Ma come si è arrivati al disastro? Un discorso di sottrazione. In questa inchiesta vi abbiamo elencato tutti i nomi e le cifre. Qui vi riassumiamo il concetto.


L'amministrazione Galasso modifica il tracciato del tunnel. Poi dirotta i soldi del primo progetto sul completamento del Mercatone. L'idea fallisce. Il nuovo percorso del Tunnel, da Piazza Libertà ai parcheggi del Mercatone, non serve a niente. Si tratta di poco più, scusate il dialetto, di un “pertusino”.

In oltre la beffa.

Anche sul Mercatone si apre un contenzioso. L'opera è ancora lì.

In trent'anni di inattività si è “divorata” oltre trenta milioni di euro. Emblema imperituro al nulla cosmico. Forse buttarlo a terra non sarebbe una sciocchezza. Di certo non l'idea peggiore di questi ultimi anni. Nei quali abbiamo visto di tutto, ma proprio di tutto.

E lo stesso vale per il tunnel. Ora rischiamo l'epilogo da tragicommedia. La D'Agostino costruzioni ha deciso di ritirarsi dal progetto. La motivazione? Il comune non avrebbe agevolato i lavori.

Anzi, avrebbe addirittura ostacolato la fine del cantiere. Non rimuovendo degli ostacoli sul tracciato. Nello specifico una condotta. La ditta ora vorrebbe aprire un contenzioso. L'amministrazione rischia di dover pagare ancora la propria inattività.

Poi, se la ditta davvero andrà via, il comune dovrà restituire i finanziamenti. E gli avellinesi si ritroveranno l'ennesima incompiuta. Un'incompiuta alla quale ormai sono abituati, per carità. Ma la consapevolezza non allevierà certo la supposta. 
Tra due anni poi l'amministrazione, sconvolgimenti esclusi, cambierà ancora. C'è chi scommette che allora il cantiere sarà ancora lì. Dell'idea di Di Nunno è rimasto poco o nulla. Ma non è una novità.

Un tempo si parlava di città giardino. Un disegno urbanistico orientato ai trasporti ecosostenibili. Vedi metropolitana leggera prima che divenisse il “mostro tutto pali e fili”. Una città da attraversare a piedi, mentre le auto restavano nei parcheggi.

Ora le aree di sosta non solo non ci sono, ma diventano perfino motivo di contenziosi. Nella città di Di Nunno la storia e il verde facevano da padroni. A partire dalle piazze, cartine di tornasole di una città votata alla socializzazione e alla bellezza. Oggi guardiamo tutti Piazza Castello e ci vengono le lacrime.

L'Avellino di oggi è solo una caricatura grottesca dell'idea di Di Nunno.

Si alimenta dei soldi destinati a quei progetti, ma li tramuta in sterili imitazioni. Il prodotto finito è sotto gli occhi di tutti. Un disastro iniziato con Galasso. Un disastro ancora in fase di sviluppo. E le classi dirigenti latitano. Purtroppo, è così. In primo luogo per quanto riguarda la lungimiranza, le idee che guardano al futuro.

La capacità di dare un calcio allo status quo. L'uomo Di Nunno non si piegò neppure all'ora potentissimo De Mita. Aveva una città da realizzare e non avrebbe rinunciato al suo sogno. Oggi purtroppo solo un ricordo lontano. Anzi, lontanissimo. 

Qualcuno direbbe, parafrando il grande Rino Gaetano, “Ahi Tonino, purtroppo chi ci manca sei tu!”