Addio Platani e cedro: benvenuti ad Avellino, la "città verde"

Ieri la protesta a Mirabella contro l'"albericidio". E il capoluogo come è messo? A voi i giudizi

Ma forse la scomparsa del verde fa più male. E non si tratta di romanticismo. L'albero è vivo; lo vedi crescere, accompagna la vita di una comunità.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Quando ci sarà la giornata degli alberi ad Avellino? Ce lo chiediamo dopo che ieri Mirabella ha celebrato il suo requiem per sei alberi secolari recisi. Una volta svettavano lungo la Statale '90. 

E nel capoluogo irpino, col verde, come siamo messi?

Beh, diciamo che non possiamo vantarci. Anzi, dovremmo metterci le mani nei capelli. Gli ultimi due anni sono stati emblematici in questo senso.

Prima è toccato al cedro di Piazza Libertà dirci addio. Ve lo ricorderete. Quell'albero rappresentava un arredo urbano caratteristico. Quasi più delle fontane che ormai sono un vago ricordo. Svettava al centro della principale piazza cittadina.

 Offriva piacevole ombra e ristoro sotto le sue maestose fronde. 

Poi l'amministrazione decise di tagliarlo. Motivazione? Cancro giallo. Dissero: è destinato a morire. I cittadini protestarono. Gli agronomi che avevano consultato, dicevano altro. 

Comunque sia andata, il cedro lo tagliarono all'alba. Quando nessuno poteva più protestare. E gli avellinesi rimasero inevitabilmente scottati. 
Per mesi si erano battuti per quell'albero. Guidati dal comitato “Centro Storico Social District”, dell'amico Antonio Chiummo.

Dopo il cedro, è toccato agli altri platani di viale Italia. Una volta imponente ingresso alberato della città. Venivano da fuori città per fare le foto dei matrimoni all'ombra di quegli alberi.

Raccontava un signora: «Ai Platani dovevi “metterti” il cappotto anche d'estate. Era bellissimo. Ci incontravamo all'ombra di questi platani, era la nostra seconda piazza».

Purtroppo anche qui sembra che il cancro giallo abbia fatto vittime illustri. Basta passeggiare dall'ex caserma Berardi al corso. E guardare gli ultimi segni tangibili di quello che è stato. Restano solo tronchi mutilati ed erbacce. Addio Viale Italia.

Un altro cimitero il cui simbolo è rappresentato dal Moscati abbandonato.

Ma la “malattia degli alberi” non ha lasciato immune neppure la villa comunale. Anche lì sono stati tagliati degli alberi secolari. E oggi c'è un vuoto che non passa inosservato.

Sul problema ci si può interrogare. Lo si è fatto e lo si farà. Ci riferiamo al cancro giallo. Con chi dice che esiste e chi sbotta: solo cavolate!. 

Un dato è incontrovertibile: cosa si è fatto per tutelare e accrescere il verde in città?

Poco. Quasi nulla.

Non c'è stata alcuna attività di piantumazione. E gli spazi verdi sono abbandonati a loro stessi.

I parchi: “quello della Pace” all'ingresso di valle. Lì barboni che dormono come capita, siringhe e giostre per i bambini distrutte. Le periferie: di San Tommaso e Rione Parco vi abbiamo raccontato. Altri spazi vietati in primo luogo ai bambini.

Ma anche aree messe meglio, non sono del tutto fruibili.

Al Santo Spirito, il polmone verde per antonomasia, sono chiuse le strutture ricettive. Ancora inagibile l'ex palestra. Alle spalle del parco il degrado assoluto: rifiuti, incuria, edifici chiusi mai riaperti. Senza contare che l'area è vietata ai cani: hanno tolto le dog toilet perché i padroni gettavano le feci a terra.

E hanno rinunciato ai controlli.

Proprio la mancanza di sorveglianza è il primo male di ogni spazio. Lo ripetiamo in continuazione. L'inciviltà va stigmatizzata e multata con ogni mezzo. Le scatole vuote disseminate in città gridano vendetta. Non certo da oggi. 

Ma forse la scomparsa del verde fa più male. E non si tratta di romanticismo. L'albero è vivo; lo vedi crescere, accompagna la vita di una comunità.

E quando muore, si porta dietro anche il pezzo di città che rappresenta. 
Una mancanza accentuata anche dall'assenza di soluzioni. Per il cancro giallo a esempio: si potevano rimuovere gli alberi malati e sostituirli con i pioppi. Una scelta magari impopolare, ma che avrebbe tamponato la diffusione endemica della malattia.

Purtroppo si brancola a vista. Forse il problema però è più semplice. Semplicemente non si coglie il valore di uno spazio verde. Verde che significa ossigeno, reale e metaforico. Significa bellezza, socializzazione, spazi da vivere. La mancanza di questi valori è il vero “albericidio” dei tronchi che sorreggono la coscienza collettiva di una città e della comunità che la abita.