di Luciano Trapanese
E' una polemica feroce, si alimenta giorno dopo giorno. E come molte polemiche, soprattutto quelle feroci, è completamente priva di senso.
Parliamo della querelle tra il sindaco di Avellino, Paolo Foti, e il direttivo della Curva Sud, cuore del tifo biancoverde.
I fatti li conoscete. Il vetro in frantumi dell'auto che trasportava i dirigenti del Verona al Partenio. Le accuse di Toni. Le scuse del sindaco con conseguente denuncia dell'atto teppistico. Quindi il violentissimo comunicato della Curva contro Foti. E la successiva risposta – altrettanto dura – del primo cittadino.
Ma cosa aveva detto il sindaco? Più o meno questo: «Un episodio vergognoso e inqualificabile per il quale chiedo scusa, a nome della città, al presidente del Verona Maurizio Setti, a Luca Toni e al d.g. Maurizio Barresi».
Niente di che. Quasi un atto dovuto.
E allora perché i tifosi hanno risposto con frasi – riferite al sindaco – di questo tenore: «Pochezza dell'uomo», «indegno», «vile», «ti devi vergognare».
Eppure Foti ha subito messo in chiaro che i sostenitori dell'Avellino non possono essere confusi con quei sette, otto che hanno bersagliato l'auto degli scaligeri. Ha fatto dei distinguo. Non ha poi accettato lezioni di civiltà dal sindaco di Verona (che non ha mai lesinato parole dure nei confronti del Sud).
E quindi, ripetiamo: perché i tifosi si sono sentiti offesi dalle parole di Foti?
Avrebbe dovuto dire – come pure si è sentito - «che l'aggressione è pura invenzione»? Difficile, la macchina danneggiata era lì, e la foto campeggiava sulle pagine di tutti i giornali (cartacei e on line).
Oppure si preferiva una reazione del tipo: «Ve la siete meritata, voi ci chiamate terremotati, noi reagiamo di conseguenza»?
Avrebbe dovuto vestirsi da ultrà e perculare i veronesi insultando pure Giulietta, quella poco di buono?
O magari farsi invitare in un talk show nazionale e sfidare in singolar tenzone l'omologo di Verona?
Si è pure impegnato a ballare la dub dance di Ardemagni per ricordare a tutti che è tifoso dei Lupi.
Ma è un sindaco, ha un ruolo istituzionale, ha detto quel che doveva. E che pensava. Ma davvero la Curva ritiene sia tollerabile lanciare bottiglie contro una vettura solo perché dentro ci sono gli avversari?
Questo è il mondo reale. Bello o brutto che sia. Ma ad un insulto non si risponde con una sprangata. E nemmeno si può difendere chi usa la spranga perché è stato insultato.
Foti ha poi risposto alle parole della Curva: «Lo sport è una cosa, il teppismo un'altra. Non posso giustificare il comunicato della Curva Sud. Rispedisco le accuse miserabili al mittente. Dal quel documento emerge solidarietà agli scalmanati che hanno danneggiato l'auto dei dirigenti del Verona».
Per ora non ci sono state repliche ufficiali. Ed è meglio così. La Curva non deve giustificare quell'aggressione. E tanto meno non può pretendere che lo faccia il sindaco. O chiunque altro.
Nel mondo reale la gente ama il calcio perché è uno sport meraviglioso. Così come è bello ed entusiasmante gioire per le vittorie della propria squadra o soffrire per le sconfitte. Stop.
La violenza, gli insulti, la rabbia, l'odio e i nemici che vestono un'altra casacca, è armamentario di una retorica che ha contribuito ad allontanare i tifosi dagli stadi. Chi ci crede può anche tenersela e viverci dentro (quella retorica), ma non pretendere che sia sacra verità per tutti gli altri.
Tantomeno per il sindaco.
