da Giovanni Romano (Meridione Nazionale), riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Domani inizierà lo svuotamento del sito di Pianodardine dove sono stoccate circa 30.000 tonnellate di rifiuti che verranno smaltite dalla Società Sarin aggiudicataria della gara del lotto n. 8 del Piano Straordinario di smaltimento dei rifiuti imballati.
Il sito era già stato parzialmente svuotato nel 2010 con la piazzola Uno per circa 6mila tonnellate con il conferimento dei rifiuti presso il termovalorizzatore di Acerra. Non è poi stato possibile completare lo svuotamento a causa della saturazione dello stesso termovalorizzatore.
Al momento non si conosce la destinazione dei rifiuti. Di certo verranno conferiti in impianti di smaltimento nazionali, visto il diniego di tutti gli Stati interessati a prendere i rifiuti imballati della Campania. I rifiuti di Pianodardine, quindi, come quelli di Coda di Volpe, Marcianise e Villa Literno finiranno prevalentemente negli impianti del Nord Italia.
Al momento, dopo 10 mesi dall’avvio del programma che era stato, come tanti altri, propagandato come un evento straordinario con tanto di presenza dell’allora Presidente del Consiglio, sono state smaltite circa 40mila tonnellate, rispetto alle 800mila previste nel cronoprogramma da completare in 18 mesi pari al 5% del programmato.
Rispetto all’ammontare complessivo dei rifiuti imballati e stoccati siamo all1%!
Siamo di fronte ad un fallimento… di grande successo!
Torniamo all’Irpinia. A fronte dei rifiuti che vengono portati via dall'Irpinia sono pronti altrettanti rifiuti che nello stesso tempo arrivano sullo stesso territorio. Una sorta di gioco delle tre carte. Infatti è di pochi giorni fa l'avvio delle operazioni di svuotamento dei rifiuti imballati dal sito di Taverna del Re ubicato a Giugliano a cura della Ditta De Fiam. L’impresa sta trasferendo i rifiuti imballati di Giugliano proprio nell'impianto di Serino (AV), non avendo ricevuto ancora la notifica dalla Bulgaria.
Il meccanismo è quello di rimuovere i rifiuti da Giugliano, portarli in Irpinia e poi spedirli in altre parti.
Viene legittimo chiedersi: perché questo giro “turistico”, questi trasporti (che hanno un costo), questo cambio di modulari e intestazioni?
La stessa Società preleva anche i rifiuti ordinari prodotti negli impianti STIR di Giugliano e di Tufino, nonché i rifiuti urbani di alcuni Comuni.
E’ del tutto logico pensare che una volta pervenute nell’impianto di Serino i rifiuti delle balle vengano confusi con quelli provenienti dal ciclo ordinario ”cancellando” le tracce di origine.
Uno dei punti cardine del bando di gara per la rimozione dei rifiuti imballati era, al contrario di quanto sta avvenendo, quello di garantire la tracciabilità circa la destinazione dei rifiuti imballati.
Al momento, invece, tutte le Società che hanno vinto la gara e avviato lo svuotamento, per ovviare alle mancate autorizzazioni da parte degli Stati destinatari, hanno inserito innumerevoli impianti nazionali di recupero, principalmente del Nord Italia, tra cui Lombardia, il Piemonte e l’Abruzzo per destinarli addirittura in Marocco.
Nel caso di De Fiam, al momento i rifiuti dai siti di stoccaggio finiscono nella stessa Campania che, però, non ha impianti di smaltimento finale. E allora, dove finiscono veramente questi rifiuti e, soprattutto, che trattamento ricevono in questi impianti?
Il dubbio che è legittimo avanzare è che si tratti solo di un modo per modificare la provenienza degli stessi per far passare i rifiuti in impianti intermedi per il semplice cambio del produttore, in modo che gli stessi possano essere poi smaltiti comunque all'estero.
Insomma, un espediente per superare il diniego degli Stati, un vero e proprio cambio del formulario che modifica il produttore e consentire, con una modalità che suscita giustificate perplessità, lo smaltimento fuori nazione.
Un bando, quello dello smaltimento dei rifiuti imballati, pubblicato e gestito sotto il controllo del Governo (finanziatore delle attività), dell’ANAC, della Guardia di Finanza e dell’ARPAC, le cui procedure di “trasparenza” sono state pomposamente propagandate mediaticamente e che, in realtà, è del tutto fuori controllo.
Ma le preoccupazioni non finiscono qui.
Gli stessi rifiuti, infatti, sono stati smaltiti al momento con tre diversi produttori del rifiuto: nel primo caso la Società Provinciale, nel secondo caso la Società aggiudicataria ed infine, come produttore la Regione, almeno fino al primo impianto di destinazione. Successivamente le balle, una volta entrate nell’impianto dell’aggiudicatario della gara, acquisiscono come produttore il nome della società titolare dell’impianto. Addirittura, i rifiuti inviati in Portogallo al momento transitano in Marocco e probabilmente cambiano anche essi il produttore, insomma perdendo la cittadinanza Italiana.
In tutto questo si è in attesa ancora che l'ANAC dia il via libera al nuovo bando per l’aggiudicazione dei tre lotti andati deserti nella prima gara ed i due nuovi lotti inseriti nel Piano di smaltimento con la recente modifica di qualche mese fa.
In questo caso sembra si stia decidendo di aumentare di oltre il 10% del prezzo a base di gara.
Insomma, lo stesso rifiuto aggiudicato con prezzo a base di gara a 150 euro a tonnellata, nel prossimo bando potrà essere aggiudicato a 170 euro.
Circostanza che potrebbe indurre le società aggiudicatarie del primo bando a ricorrere per avere riconosciuta una maggiorazione rispetto al prezzo già aggiudicato.
Anche per le modalità di trasferimento dei rifiuti ci sono diverse perplessità.
Infatti, qualche società aggiudicataria della gara rifilma i rifiuti come previsto nel bando, ma richiedendo dei costi aggiuntivi mentre altre società aggiudicatarie non effettuano affatto questo trattamento.
Lo stesso accade con il controllo radioattivo. C’è chi ha montato i portali radioattivi così come previsto dal bando e chi invece utilizza strumenti portatili che non garantiscono la stessa efficienza nel controllo.
Un altro aspetto riguarda la pesa mobile. Non risulta previsto nessun controllo da parte della Struttura di Missione della Regione per la taratura della stessa e, pertanto, essendo un rifiuto che viene pagato a peso ci si espone al rischio che qualche Società potrebbe approfittare di questa assenza di controllo per incrementare i guadagni.
Non per ultimo la questione del percolato. In alcuni casi le Società Provinciali continuano ad effettuare il prelievo per lo smaltimento dai siti mentre, in altri casi, sono le società aggiudicatarie che hanno l’obbligo di evitare una produzione in eccesso a provvedere.
Una ulteriore considerazione va fatta sui siti inseriti nel nuovo bando di gara.
Infatti, si continua a privilegiare prelevamenti limitati dai siti di Giugliano e Villa Literno, rispetto ai quantitativi abbancati (4 milioni di tonnellate) senza avere nessun beneficio ambientale e economico derivante dall’eliminazione dei costi di fitto delle aree.
In particolare alcuni piccoli siti come Persano (SA) nel comprensorio militare di Serre e Toppa Infuocata a Fragneto Monforte (BN) versano in una grave situazione di criticità ambientale ed economica. Per il secondo, infatti, si paga per il fitto dell'area 140,000 euro all’anno con costi a carico dei cittadini. In questi due casi, stranamente, si è deciso di non intervenire subito, ma di rimandare lo svuotamento. Eppure sono piccoli siti che potrebbero essere liberati rapidamente facilmente per restituire, bonificate, le aree alle Comunità locali. Inspiegabilmente i rifiuti stoccati in questi due siti sono destinati agli impianti che dovranno sorgere proprio nell’area di Giugliano e quindi, con un ulteriore ed inutile costo di trasporto da Benevento e Salerno.
Ed è proprio la Corte dei Conti che ha chiesto tutti gli atti relativi alla gestione degli STIR ed in particolare per Caivano dove la Società provinciale Sap.Na. ha debiti pregressi nei riguardi della Regione Campania per circa 200 milioni di euro. Solo 100 milioni sono stati inseriti in tariffa e quindi chiesti a cittadini in quanto, secondo la Società Provinciale, il costo dell’impianto di Caivano rientra in parte nei ricavi della vendita dell’energia del termovalorizzatore di Acerra essendo inserito nello stesso contratto di A2A, arrecando allo Stato un danno erariale di almeno 100 milioni di euro.
Altro fronte aperto della Corte dei Conti è quello di reperire tutti gli atti relativi alla sanzione comunitaria.
Sotto la lente degli organi di investigazione sono finite tutte le attività poste in essere dai Commissari Straordinari e soprattutto tutte difficoltà riscontrate per la realizzazione degli impianti necessari per adeguare la Campania alla richiesta della Commissione Europea per evitare la sanzione Comunitaria pari a 120 mila euro al giorno fino alla realizzazione degli stessi impianti.
E qui si dovrebbe aprire l’accertamento delle responsabilità nella vicenda della mancata realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Salerno.
L’allora Sindaco di Salerno, nominato Commissario Delegato del Governo con poteri straordinari e derogatori, nel 2008 spese oltre 15.000.000 di euro dei venticinque messi a sua disposizione dal Governo per espropriare i suoli, progettare l’impianto, pagare costose consulenze e avviare la gara per realizzare l’impianto.
Ma quando nel 2010 il regime emergenziale termina e le competenze passano alle Province, il Sindaco di Salerno impedisce di fatto la realizzazione dell’impianto arrivando a cambiare la destinazione d’uso dei suoli che egli stesso aveva espropriato e pagato e che oggi risultano essere di proprietà del Governo Italiano.
Senza contare che nel nuovo Piano dei rifiuti urbani regionale è stato eliminato il gassificatore di Capua (per il quale era già stata bandita la gara) e sono stati cancellati gli impianti di trattamento della frazione organica di Giugliano ed di Eboli già appaltati e per i quali è più che certo il relativo contenzioso (con ulteriore aggravio di costi) da parte dei soggetti interessati.
Invece di accelerare la realizzazione ed il completamento degli impianti già appaltati e pronti ad essere costruiti con costi a carico di privati e senza oneri per la Pubblica Amministrazione, è scelto di impegnare fondi pubblici e di procrastinare di almeno quattro anni la realizzazione di infrastrutture indispensabili a dare risposte concrete e sostenibili alla soluzione del problema.
Probabilmente la tentazione di procedere con nuovi incarichi, nuove consulenze e nuovi appalti per alimentare la cosiddetta politica del “fare” è stata troppo forte.
E nello stesso tempo, per almeno altri quattro anni, i rifiuti continueranno a “viaggiare” con la soddisfazione delle aziende di trasporto e l’ulteriore conferma che il Piano regionale dei rifiuti altro non è che… il Piano regionale dei trasporti (dei rifiuti).
Con buona pace dell’osservanza del principio di prossimità codificato nelle normative europee la cui violazione è costata all’Italia la sanzione derivante dalla procedura di infrazione.
Una situazione complessiva estremamente precaria che potrebbe portare in tempi rapidi ad una nuova e devastante emergenza ambientale e che potrebbe significativi avere risvolti giudiziari.
