di Simonetta Ieppariello
Il Jobs Act? Solo il proseguimento della Legge Biagi a cui hanno dato un nome nuovo e bizzarro, che penalizza noi: la generazione dei 40enni lasciati a casa prima, dimenticati a parcheggio poi. Stroncati sul nascere. Tenuti sui carboni di una vita eternamente in salita senza traguardo e arrivo» Ha scritto una lettera Maria, da sempre di affanno per avere un lavoro suo.
«Il lavoro dà dignità a ogni essere umano a prescindere dal titolo e dal ruolo. Gli conferisce identità, responsabilità e peso sociale. Inimmaginabile continuare a proporre forme di lavoro atipici e senza garanzie alcune».
Lo scrive Maria Ronca, 43 anni, sposata e con un curriculum di esperienze professionali travagliato, lungo e ricco. Scrive amareggiata le sue riflessioni nei giorni dopo l’arrivo del premier Gentiloni di Avellino. Commenta l'ennesimo ritocco alla riforma del lavoro, alla promozione di una nuova esperienza di accompagnamento al mondo del lavoro, targata Anpal. Quella stessa che al centro per l'impiego ha presentato il premier. Maria lavorava per quello che un tempo era Italia Lavoro. Poi lo stop a quell'agenzia e lei, dopo alcuni mesi nell'attesa di raggiungere la quota tempo necessaria, si è trovata sospesa, nel tempo e sul mercato del lavoro. «E’ inconcepibile che l’Anpal si venga a fare pubblicità qui da noi in Irpinia. E' inconcepibile che il Premier promuova con sorrisi e faccia affidabile l'ennesima occasione già destinata a persone giovani, dimenticandosi come tutti di noi 40enne.
Altro non è che il proseguimento di Italia Lavoro e noi siamo quel gruppo di ultimi, che non sono riusciti a completare i fatidici 36 mesi per essere stabilizzati. Siamo stati messi alla porta quando Italia Lavoro venne dismesso e non ci viene concesso di accedere ai colloqui Anpal perché privilegiano i più giovani».
Non una polemica ma il racconto dettagliato di cosa significhi vivere, una vita in salita. «Una vita in cui i migliori anni li ho spesi a studiare e formarmi, fare domande, cercare un tuo posto nella società. Quegli stessi anni, invece, sono trascorsi tra offese e sorpassi. Creazioni di occasioni cucite addosso a qualcun’altro. Il lavoro è dignità e diritto e dopo tanti ani di sacrifici inizio a chiedermi a cosa valga impegnarsi per uno Stato che non c’è e non ti tutela. Il jobs act è solo il proseguimento della Legge Biagi, continua a lasciare i lavoratori a casa, una generazione costretta a fare i conti con un MdL che cambia di continuo. Ad avere la peggio noi, 40enni per i quali no c’è mai stata un’occasione, lasciati a casa prima, scaricati a parcheggio oggi. Non si può dare mandato a società che cambiano il nome, ma che nella sostanza licenziano i dipendenti prima dei 36 mesi e non esistano condizioni paritarie per accedere di nuovo alle vacancies, perché magari segnalati e impossibilitati a fare la selezione (c'è una sorta di blocco per evitare che si raggiungano i fatidici 36 mesi). Ma chi controlla questi meccanismi perversi?». Maria racconta la sua vita. E’ mamma di tre splendidi figli, ha un marito ma il suo passato è stato sempre costellato da enormi sacrifici. «Non sono figlia di nessuno, in una provincia in cui ho visto costantemente affidare posti e incarichi ai soliti noti, figli di, amici di parenti di. E io? Tanto studio, immenso sacrificio che a nulla credo sia valso. Sono orfana di padre, mia madre faceva le pulizie nei pubblici uffici. Mi ha cresciuta educandomi a dignità, verità, valori veri. E oggi? Ho studiato senza lesinare impegno, ho superato brillantemente esami e prove La Legge Biagi aveva riformato il lavoro rispondendo a bisogni immediati e da contenere, come l'emersione del "lavoro nero" e consentire ai giovani l'inserimento nel MdL. Ha riorganizzato i Centri per l'impiego ponendo accento alla formazione e alle competenze, alla trasparenza e all'incontro domanda e offerta del lavoro. E noi precari utilizzati per anni, oggi chi siamo? Dove siamo collocati e collocabili? Io non mollo! Non posso rassegnarmi a quanto continua ad accadermi intorno. Non t danno il tempo di aggiornarti che le riforme cambiano. Io temo per il mio futuro. Che pensione avrò? Tuta colpa di chi ci governa. Parlano di flessibilità formazione specializzata e alla fine restiamo a parcheggio. Restiamo senza occasioni».
