Siamo entrati nel macello fantasma. Guardate che c'è lì dentro

Avellino. Doveva essere un fiore all'occhiello, è chiuso. Guardate gli interni, tutto come allora

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale di Ottopagine. A fine articolo tutte le foto) Che ne è dell'ex macello comunale di Avellino? Oggi vi mostriamo i suoi interni. Dopo oltre un decennio di abbandono...

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale di Ottopagine. A fine articolo tutte le foto) Che ne è dell'ex macello comunale di Avellino? Oggi vi mostriamo i suoi interni. Dopo oltre un decennio di abbandono. Stiamo parlando della struttura che si trova poco distante dal confine di Avellino con Atripalda. Un edificio che doveva servire alla macellazione di ovini destinati ad Avellino e ai comuni intorno. Sostituendo il vecchio macello cittadino distrutto dal terremoto. E oggi adattato a stazione dei bus.

L'edificio di Borgo Ferrovia abbandonato è l'ennesimo emblema di un progetto megalomane che si è accartocciato su se stesso. Come per il Mercatone, l'autostazione e lo stesso teatro, strutture non a misura di Avellino. Che si sono rivelate ingestibili e sono state abbandonate al degrado perenne.

Arrivati di fronte all'ingresso dell'ex Macello, viriamo in direzione Atripalda. Per poi superare, sulla destra, una transenna mezza divelta. Attraversiamo una selva di erba incolta, arbusti, edere, fino a che ci troviamo di fronte alla rete di recinzione dell'ex Macello. Rete quasi tutta caduta.

Superiamo un basso muretto e siamo all'interno. Nello spiazzale è parcheggiata la carcassa di un camion completamente dipinta dai writers. Ora sembra un gigantesco stomaco rosa e nero. Altri graffiti coprono le vecchie pareti dell'edificio.

Come capita nel Mercatone, anche qui il degrado si è trasformato in un'occasione per dar libero sfogo alla creatività degli artisti di strada. Il primo piano dell'edificio deve essere quello preferito dai ragazzi. In una stanza, accoccolato vicino a un vecchio camino, è dipinto un giovane gigante che sembra riscaldarsi protendendo le mani verso fiamme invisibili. Di fianco un cartello provocatorio: “fate l'elemosina alla street art”.

Gli spazi intorno sono congelati al momento nel quale l'azienda ha abbandonato questo edificio. In alto mancano numerose mattonelle al soffitto. Penzolano tubi divelti e pezzi di metallo. Pensiamo ai rischi che hanno corso i ragazzi che sono entrati qui.

L'area più suggestiva dell'ex Macello resta il secondo piano. Dove ci sono le insegne che indicano: “Uffici” e “Sala macellazione”. Ecco che di fronte a noi c'è ancora tutta la strumentazione un tempo attiva: ganci, piattaforme sui quali probabilmente veniva frollata la carne, attrezzi di metallo di diverso tipo.

In alcuni uffici è presente anche dell'acqua. Nella quale galleggia un pezzo di lampada a neon.

Da qui usciamo all'esterno. In questo spazio sono accatastate diverse buste di rifiuti. Una cumulo sul quale è adagiato un vecchio muletto non più funzionante.

Torniamo indietro.

Usciti dall'edificio pensiamo a quanto abbiamo visto. L'ennesimo edificio abbandonato a sé stesso. Negli anni passati aveva provato a gestirlo la Bielleò. Prima che un'inchiesta della Procura sugli animali macellati senza certificazione travolgesse l'attività. Inchiesta poi caduta in prescrizione.

Mentre il Macello è ancora ben visibile. E non sembrano esserci piani all'orizzonte per il suo riutilizzo. Niente di niente, solo rimpianti senza soluzioni.

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