Gioielleria Corrado: chiudiamo dopo 90 anni. Grazie a tutti

Chiude la nota attività avellinese. Domenico Corrado racconta la sua storia. Guarda l'intervista

(Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista di Ottopagine). Domenico Corrado ci accoglie nella sua gioielleria. A Piazza Libertà. Domani chiuderà i battenti la storica oreficeria e gioielleria avellinese attiva dal 1928 .

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

(Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista di Ottopagine) «Qualche giorno fa è venuto un cliente al negozio. Vedendomi seduto su quella sedia ha detto: avete preso il posto di vostro padre». Domenico Corrado ci accoglie nella sua gioielleria. A Piazza Libertà. Attività che domani chiuderà i battenti.

La storica oreficeria avellinese è attiva dal 1928. Prima con la sede di via Nappi. Nello “stretto”. Poi a via Generale Cascino. Quindi proprio in piazza. Inizialmente al numero “20” del quale Domenico ci parlerà.

Quando arriviamo Domenico è sorpreso di vederci. Così come la moglie Mariarosaria, donna affabile e cordiale. Entrambi sono emozionati al pensiero di parlare alla telecamera. Poi Domenico si lascerà andare.

Prima vi raccontiamo delle foto che la coppia ci fa vedere. Scorci di un' Avellino che non c'è più. Rivive in bianco e nero via Nappi pullulante di gente. E poi Piazza Libertà con gli alberi e le carrozze.

«A riaverlo quel verde – commenterà Domenico – era molto più bella prima».

Torniamo indietro nel tempo.

Domenico ci parla di quando è iniziato tutto: «Mio padre rilevò una precedente attività a via Nappi. Poi, quando la strada venne allargata, decise di trasferirsi a Piazza Libertà».

L'insegnamento più grande di papà Antonio: «Sicuramente la disponibilità col cliente. Che diventava uno di famiglia. Poi mio padre aveva istinto e gusto. Pensate che qualche anno prima che morisse, venne al negozio un rappresentante di Napoli. Portava un nuovo modello di orologio al quarzo: di taglio più doppio rispetto a quello che eravamo abituati. Io e mio fratello eravamo scettici. Papà invece non aveva dubbi. Sarebbe stato l'orologio del futuro. Aveva ragione lui. Come sempre».

Padre che spinse Domenico ad avvicinarsi all'attività. Nonostante il ragazzo avesse inizialmente preso un'altra strada. Aveva studiato legge.

«Poi però mi innamorai dei questo negozio. Imparai a capire il cliente. Grazie a mio padre e a mio fratello Giuseppe».

Domenico ha sempre svolto il suo lavoro con autenticità e spontaneità. La stessa che ha conquistato anche Mariarosaria.

«Sì – ci dice lei – tutti si sorprendono. Ma io non porto gioielli. E lui mi ha fatto innamorare con la sua personalità. Ci siamo incontrati per un ponte dell'Immacolata. Siamo stati tre giorni insieme. E' stato fantastico trovare una persona che aveva uno spirito così simile al mio. Sincero e leale. Come Domenico è tutt'ora».

Una storia d'amore, quella di Domenico e Mariarosaria, che vale un gioiello. Ancora ora si affiancano e sostengono. Lei in modo discreto gli ricorda quelle parti della sua storia che lui aveva dimenticato di esporre. E ci dice che, quando avranno chiuso i battenti dell'attività, si dedicheranno alle passioni per le quali non hanno avuto tempo finora.

Domenico: «Sicuramente farò attività fisica. Magari non le passioni giovanili: sci e tennis. C'è qualche acciacco (ride ndr). Ma voglio riprendere a camminare. E scoprire i paesi dell'Irpinia. Vedere come sono cambiati»·

Senza rinunciare allo sport. Racconta Mariarosaria: «Li amiamo tutti. E li seguiamo, soprattutto il basket con la Scandone. E il calcio. Io sono tifosissima napoletana, lui della Juve. Ma che ci vuoi fare. Nessuno è perfetto».

Torniamo al racconto. Chiediamo a Domenico un altro aneddoto legato all'attività. Relativo all'orologio Omega, quello di James Bond. Chi è fan della serie, come chi vi scrive, sa di cosa stiamo parlando. Ci riferiamo a un orologio elegante ma di taglio sportivo. Portato dalla celebre spia inglese in tutti i suoi film.

Racconta Domenico: «Fummo i primi a portarlo ad Avellino. Papà poi introdusse anche gli scaffali a forma di “Omega”. E le confezioni fatte su misura. Era un marchio nel marchio».

A fare la differenza era il carattere dei Corrado.

«Con mio fratello Giuseppe introducemmo il prezzo fisso. In un'epoca nella quale andava molto la contrattazione. Noi avevamo stipulato un patto col cliente. Chi veniva in questo negozio sapeva di potersi fidare. Che nulla era cambiato»

Clienti che ancora oggi arrivano dai comuni irpini per comprare da Corrado i propri gioielli.

Ci confessa Maria Rosaria: «Sono rimasta sorpresa del rapporto bellissimo che li lega alla nostra attività. Vengono qui per comprare. E poi rimangono a chiacchierare. Aprono il loro cuore e le loro vite. E' qualcosa di magico».

Già. Magico come i gioielli che si sono susseguiti in queste vetrine. Anche adesso che i battenti stanno per chiudere. Entrare qui dentro è ancora attraversare un portale. Ci si ritrova in un'oasi di autenticità, eleganza e semplicità. Che non può lasciare indifferenti. Corrado è Avellino e la città non scorderà mai questa famiglia.

Segnala un disagio sulle nostre pagine Facebook: Ottopagine, Ottopagine Avellino, Ottopagine Benevento, Ottopagine Salerno, Ottopagine Napoli.

Segnala anche i tuoi disagi agli stessi indirizzi o alla mia mail: fantucchioandrea@gmail.com.