di Andrea Fantucchio
(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video-servizio di Ottopagine) «E' bello vedere questi ragazzi ridotti così: davanti alla Prefettura a chiedere soldi e medicine? O accovacciati davanti ai negozi a elemosinare? Così rovinano la dignità di noi africani che risiediamo qui da oltre dieci anni». Papis Koma, africano ormai di casa ad Avellino, esplode contro i suoi connazionali. Che questa mattina si erano riuniti di fronte alla Prefettura di Avellino.
Ragazzi africani che lamentavano diverse problematiche.
Alcuni commenti esplicativi.
«Non ci danno i pocket money da mesi». «Ci ospitano a Mercogliano in condizioni non dignitose: al freddo senza il giusto riscaldamento. Perché?». «Mancano anche medicine e sapone per lavarci».
Quando l'atmosfera si faceva più concitata, è intervenuto Papis. Con voce decisa ha parlato alla stampa. E ai suoi connazionali.
Ha detto: «Il problema di questi giovani non sono i pocket money, ma i documenti. Se li ricevessero, poi potrebbero lavorare. Rendersi utili. E magari andare altrove. E' il sistema d'integrazione che ha creato questi problemi».
Continua: «Questi giovani vengono relegati in casa a far nulla. O lasciati liberi di girare senza meta. Che vita possono mai avere? Anche il governo africano chiude gli occhi di fronte alla condizione di questi ragazzi. Che dovrebbero rappresentare il futuro dell'Africa».
Papis evidenzia un problema già affrontato. A risentire dell'attuale sistema d'integrazione sono proprio gli africani che risiedono in Italia da diversi anni. E vengono erroneamente associati agli attuali richiedenti asilo. Guardati con diffidenza.
Così come manca l'adeguata integrazione per gli africani che arrivano in Italia. Spesso non vengono davvero seguiti dalle cooperative che se ne occupano. Non imparano la lingua. Né poi possono svolgere attività adeguate a inserirli. Pensiamo al mondo del sociale. Disperati che arrivano di fronte a una commissione che deve deciderne il futuro. E molti di loro si trasformano in clandestini.
Certo esistono anche eccezioni. Ne ha parlato ieri il nostro direttore. Descrivendo l'esperienza degli Sprar progettata dalla Caritas di Benevento. Purtroppo ancora casi troppo isolati. Che meritano più attenzione.
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