di Andrea Fantucchio
Le voci dell'arrivo degli immigrati al convento delle suore Stimmatine di Corso Umberto I ad Avellino sono diventate realtà.
Ci siamo recati sul posto una ventina di minuti fa. Abbiamo bussato all'ingresso della struttura e ci hanno aperto alcuni dipendenti della cooperativa che si occuperà dell'accoglienza dei migranti. Nella hall del convento, i primi richiedenti asilo.
Nessuno del personale ha voluto rilasciare dichiarazioni. Gli operatori ci hanno chiesto di tornare un'altra volta. Motivazione? “Il responsabile era assente”.
Nessuna risposta ufficiale quindi sul numero dei migranti ospitati nella struttura che, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbero essere fra i trenta e i quaranta. La cooperativa che si occupa della loro gestione è l' "Hotel Europa" che ha stipulato un contratto di locazione con la congregazione religiosa delle suore Stimmatine.
Nei mesi scorsi, sull'affidamento è nato un piccolo giallo. Con l'ordine religioso che da Roma ha spiegato di non conoscere la destinazione d'uso dell'edificio. Poi c'è stato un secondo rallentamento, relativo a questioni burocratiche.
Ora sono stati eseguiti tutti gli interventi per rendere la struttura idonea all'accoglienza.
Intanto non cambia la posizione della maggioranza dei residenti di Corso Umberto I e via Francesco Tedesco che stanno per costituire un comitato.
I cittadini della zona sono profondamente risentiti per i due arrivi di massa dei migranti a Borgo Ferrovia, nella zona poco dopo la stazione, e in alcune proprietà private in collina in via Francesco Tedesco.
Nei mesi scorsi ricorderete le lenzuola bianche appese ai balconi per protestare contro l'arrivo dei richiedenti asilo.
Spiega Antonio Clemente Oliviero: «Ha davvero senso quello che stanno facendo? Perché mettere tre centri accoglienza così poco distanti l'uno dall'altro? Che progetti ci sono?».
Per ora nessuna risposta da parte del Comune. E' ancora lontano il completamento della pratica per il progetto d'accoglienza legato agli Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che permetterebbero una gestione oculata dei flussi migratori.
Il Comune potrebbe esercitare la “clausola di salvaguardia”: legge che impedisce l'apertura dei Cas (centri d'accoglienza straordinari) e limita gli arrivi a tre immigrati ogni mille abitanti. Senza dimenticare che le attività destinate ai richiedenti sarebbero controllate direttamente dall'ente di Piazza del Popolo.
La motivazione del rallentamento delle pratiche sarebbe legata alla mole di lavoro degli uffici preposti. Nelle precedenti interviste, l'assessore alle Politiche Sociali, Teresa Mele, si è sempre detta favorevole all'apertura degli Sprar. Ora però il tempo stringe: le parole non bastano più.
