A Ospedaletto una panchina rossa per le donne guerriere FOTO

Simbolo contro la violenza sulle donne. Il comune irpino sempre in prima fila.

(A fine articolo tutte le foto). Un simbolo di speranza per tutte le donne costrette ad affrontare degli inferni quotidiani. Alle 19.45 tutte le interviste su Ottochannel canale 696 nel servizio di Simonetta Ieppariello.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Una panchina rossa contro le violenze di genere e i femminicidi. Un simbolo per ricordare che nessuna ragazza, madre o donna è mai sola. Anche quando l'inferno di violenze domestiche, spesso figlie di relazioni malate, sembra prendere il sopravvento. (A fine articolo tutte le foto. Nel tg delle 19.45 di Ottochannel canale 696 guarda tutte le interviste nel servizio della collega Simonetta Ieppariello)

Un simbolo di speranza

Mentre le vittime imparano a indossare maschere indecifrabili, abilmente sorrette da sorrisi o silenzi di circostanza, per impedire che il resto del mondo possa sbirciare sotto quel dolore. E per proteggere quei cari, spesso i figli, che mai e poi mai si vorrebbe condannare al medesimo triste destino.

Ospedaletto si schiera contro ogni forma di discriminazione. E lo fa con la sua panchina rossa, dopo che un anno fa nel comune irpino è nata la prima casa rifugio in provincia per sostenere le donne vittime di violenza.

Quando arriviamo la panchina rossa è già visibile. E' stata istallata sul marciapiede opposto a piazza "Mercato" dove si trovano le storiche bancarelle di torrone e prodotti tipici. Ci accolgono il sindaco Antonio Saggese e la consigliera alle Pari Opportunità Nadine Sirignano. Il messaggio del primo cittadino è un segnale forte per la lotta alle discriminazioni e un monito per i “ben pensanti”, come gli ignoti che la scorsa estate hanno imbrattato vilmente la targa arcobaleno simbolo per la lotta all’omofobia.

Dice Saggese: “Vogliamo cambiare il modo di pensare ancora troppo diffuso: la donna in tanti contesti è vista come una proprietà. La panchina rossa è il simbolo della lotta alla violenza sulle donne e Ospedaletto vuole essere presente. Abbiamo dei sospetti sull’identità dei vandali che hanno imbrattato la targa simbolo della lotta contro l’omofobia. Si tratterebbe di individui vicini all'estrema destra locale. Ora abbiamo istallato delle telecamere affinché non accadano più episodi simili”.

Messaggio di inclusione della quale si fa portavoce anche Nadine Sirignano: “La giornata di oggi serve a fare il punto su un percorso che stiamo portando avanti grazie anche al lavoro della cooperativa Demetra. Speriamo di dare un segnale: Ospedaletto rigetta ogni forma di violenza: di razza, genere e religione. Non lasceremo che l'indifferenza abbia la meglio”.

Il volto di chi è sfuggita a quell'inferno

Scorgiamo il volto sorridente di Lucia De Stefano, madre di Antonella Russo, la studentessa uccisa per difendere proprio la mamma da un compagno geloso. La donna non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma la sua presenza è stata sufficiente per infondere coraggio e speranza ai presenti.

Perché è proprio la speranza che, come un filo rosso sottile ma indissolubile, lega idealmente tutte quelle donne sopravvissute a inferni quotidiani, a causa delle violenze fisiche e psichiche di quello stesso compagno, fidanzato o marito che un tempo hanno chiamato amore.

E proprio queste eroine del quotidiano ci tengono a mettere il punto, visibile come nel caso della panchina rossa, della loro battaglia vinta per dare speranza a altre donne che ancora cercano la stessa forza.

La Regione ci ha tenuto a manifestare vicinanza all'iniziativa promossa dall'amministrazione di Ospedaletto. Presente l'assessore alle Pari Opportunità di Palazzo Santa Lucia, Lucia Fortini, e la consigliera di Pari Opportunità, Mimma Lomazzo.

La presidente dell'Osservatorio regionale Centri Antiviolenza, Rosaria Bruno, spiega che, «In Campania sono in aumento i femminicidi e le violenze sulle donne. Fenomeni che per essere prevenuti hanno bisogno di una solida rete fra associazioni, istituzioni e specialisti per affiancare le vittime  nella denuncia e nel percorso di recupero. Non è un percorso semplice, ma noi non ci arrendiamo».