Chi lo ha incontrato faccia a faccia, e sono davvero in pochi, lo ha descritto come una persona schiva, sempre scuro in volto e dagli occhi neri e malinconici. Durante il giorno non lo si vede mai nel quartiere ma di notte, ad una certa ora, torna per dormire sul giaciglio che si è ricavato in una delle rientranze, la seconda, del palazzo di via Pescatori che al termine della discesa a senso unico dà il suo lato sinistro all'ingresso degli uffici della Motorizzazione. È qui che ha trovato riparo da qualche settimana un uomo di mezza età, probabilmente anche più giovane di quanto possa apparire.
Di buon mattino, alle prime luci dell'alba, va via. Non vuole creare disagi ma soprattutto non vuole essere visto. Forse ha vergogna. Segno di un orgoglio e una dignità di chi in passato ha vissuto in maniera normale per poi diventare un senzatetto. Un imprenditore fallito, un professionista sfortunato, un operaio o un impiegato che ha visto chiudere la sua azienda? Chissà chi è veramente. Una cosa, però, è certa: ad Avellino vive un nuovo povero. Un'altra vittima della crisi che da anni sta distruggendo anche da noi il delicato tessuto economico, mettendo in difficoltà quello che prima era considerato il ceto medio e in ginocchio le classi meno abbienti.
Si è trovato un rifugio non lontano dall'uscita posteriore del Carrefour. Dove tutti i giorni nei cassonetti il personale del supermercato getta gli alimenti scaduti o la frutta e la verdura andata a male. Dove comunque può procurarsi qualcosa da mangiare rovistando tra i rifiuti. Senza chiedere la carità.
Un'altra storia triste che segnaliamo alla Caritas e ai Servizi sociali del Comune, affinché possano fare qualcosa di concreto.
Alessandro Calabrese
