Monteforte Irpino, medico del 118 non diagnostica la polmonite: assolto

Attese le motivazioni della sentenza per la dottoressa del 118

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Avellino.  

Si è concluso con un’assoluzione piena il processo a carico di una dottoressa del servizio di emergenza 118, accusata di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Il giudice Gian Piero Scarlato ha pronunciato la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”, ponendo fine a una vicenda giudiziaria durata quasi cinque anni.

I fatti risalgono all’ottobre 2020, nel pieno della seconda ondata dell’emergenza Covid. La professionista era finita a processo dopo la denuncia presentata dai familiari di un uomo, assistiti dall’avvocato Teresa Savelli e costituitisi parte civile. Secondo l’accusa, la dottoressa intervenuta a Monteforte Irpino la sera del 12 ottobre 2020 avrebbe omesso di diagnosticare una polmonite in atto e di disporre il trasferimento del paziente in ospedale, sottoponendolo invece a un trattamento farmacologico ritenuto inadeguato.

Nel dettaglio, alla sanitaria veniva contestato di non aver effettuato un adeguato controllo medico nonostante i sintomi segnalati al momento dell’intervento: vomito, diarrea, inappetenza, dolore toracico con forte senso di peso allo stomaco, affanno insorto il giorno precedente e marcata spossatezza. Elementi che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero dovuto orientare verso una diagnosi di polmonite e verso il ricovero ospedaliero.

Al termine dell’istruttoria, tuttavia, il sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro ha chiesto l’assoluzione con formula dubitativa, ritenendo che non fosse emersa con chiarezza alcuna omissione da parte della dottoressa. A supporto di questa conclusione, il magistrato ha richiamato anche le consulenze tecniche acquisite e le dichiarazioni rese in aula dagli altri componenti dell’equipaggio del 118.

Nel corso della discussione finale, la difesa – rappresentata dai penalisti Gaetano Aufiero e Stefano Vozella – ha ribadito l’assenza di responsabilità, chiedendo l’assoluzione piena. In particolare, è stata valorizzata la nuova consulenza depositata agli atti nell’udienza conclusiva e la testimonianza degli altri sanitari presenti, i quali hanno riferito di aver verificato i parametri vitali del paziente. Durante la fase più critica della pandemia, infatti, era prassi compilare la scheda di intervento in un momento successivo, circostanza confermata anche dalla dottoressa imputata e dalla consulenza tecnica della difesa.

Di diverso avviso la parte civile, che aveva invece insistito per la condanna della professionista.

Con la sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, il giudice ha accolto la tesi difensiva. Sarà ora necessario attendere il deposito delle motivazioni per comprendere nel dettaglio le argomentazioni che hanno portato all’assoluzione della dottoressa del 118.