«L’approvazione in via definitiva del disegno di legge sui piccoli Comuni rappresenta una tappa importante nella storia urbanistica italiana: per la prima volta, a livello nazionale viene riconosciuta la necessità di mettere a disposizione dei fondi per tutelare, valorizzare e sviluppare le oltre cinquemila realtà che costituiscono un pezzo fondamentale del tessuto economico, sociale e culturale del nostro Paese. Un principio assolutamente condivisibile, che però deve fare i conti con l’esiguità delle somme messe a disposizione: i 100 milioni stanziati da qui al 2023 si traducono in circa 2.500 euro all’anno per ciascun Comune, una somma che si commenta da sé».
Lo dichiara Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientalepresso l'università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«Non c’è dubbio che, alla vigilia di una manovra finanziaria di fine legislatura assai delicata, sarebbe stato difficile aspettarsi di più, ma siamo comunque di fronte alla classica coperta corta. Lo scopo del provvedimento è certamente quello di distribuire il più possibile le risorse sul territorio, ma finanziare una miriade di piccoli interventi incapaci di produrre un cambio di passo significativo non avrebbe senso. Lo stesso si può dire per un’eccessiva concentrazione di denaro per pochi interventi, cosa che tradirebbe lo spirito della legge appena varata.
Sarà dunque fondamentale – prosegue Simoncini – la capacità di selezionare quantità e qualità dei progetti che verranno presentati. Anche in considerazione del naufragio del disegno di legge sul contenimento del consumo del suolo, sarebbe il caso di premiare in via principale le proposte volte alla messa in sicurezza idrogeologica di un determinato territorio. Così come, riflettendo sulla fragilità di buona parte del patrimonio edilizio pubblico, si potrebbe pensare a una corsia preferenziale per quei progetti incentrati su significativi miglioramenti antisismici degli edifici».
Redazione Av
