Altro che Catalogna, viva il Regno delle Due Sicilie liberato!

I Briganti discutono di ciò che accade in Spagna e ci parlano del loro tentativo di liberazione.

altro che catalogna viva il regno delle due sicilie liberato

Spiega Gennaro Raiola, "Presidente dell'Associazione Centro Studi Ruggero II - Lo Brigante Hirpino": «Non c'è mai stata una vera Unità D'Italia. Il Sud continua a essere penalizzato. Ecco cosa proponiamo».

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Mentre in Spagna si discute del tentativo indipendentista della Catalogna, abbiamo ascoltato chi da tempo spinge per un altro indipendentismo: quello del Sud Italia o sarebbe meglio dire del “Regno delle due Sicilie”. Lui è Gennaro Raiola, “Presidente dell'Associazione Centro Studi Ruggero II – Lo Brigante Hirpino. Ascoltatelo

Inizio partendo da una tematica molto discussa al momento: la richiesta di indipendenza della Catalogna. Che ne pensate?

«Premetto, in qualità di Presidente dell' Associazione Centro Studi Ruggero II - Lo Brigante Hirpino, entità culturale e politica non partitica territoriale della provincia di Avellino, che siamo per la Libertà e l' Autodeterminazione dei Popoli, delle Identità, Sovranità, Culture ed Economie. Tuttavia, i "venti indipendentisti" catalani vanno analizzati: diversamente da quanto e cosa recriminiamo storicamente ed economicamente per i territori delle ex Due Sicilie, la "Catalunya" non ha mai subito alcuna aggressione e annessione forzata, né tantomeno nessun depauperamento da parte della Corona e Stato spagnolo. Anzi !

Essa, come l' Asturia, la Castilla León o la Galizia, è una "Comunitat" con ampia autonomia e soprattutto rappresenta più di 1/5 del P.I.L. spagnolo ed oltre il 20per cento delle produzioni industriali, per cui riteniamo quantomeno stranamente in contro tendenza che in tempi di globalizzazione, di esclusivismo finanziario schiacciante e soffocante, rappresentati dall'attuale Europa delle banche e strapotere delle Multinazionali sulle Nazioni e soprattutto innanzi ad una crescita, seppur non velocissima, ma costante dello stato iberico col suo ottimo sistema federalista e così fiscalmente flessibile ed equo, che proprio nella regione più avanzata, vi sia un rumoroso malcontento di una parte dei catalani verso lo stato unitario.

Se poi aggiungiamo che tale causa separatista sia stata incoraggiata e sostenuta da George Soros, rappresentante dell' Alta Finanza mondiale , siamo persuasi dal pensiero che l'"Indipendenza" della Catalogna, una volta ottenuta, potrebbe trasformarsi in una Dipendenza diretta ed insindacabile ai potentati liberal - liberisti che potrebbero spogliarla di tutto ! Non ci fidiamo».

Parlate da tempo di “Indipendentismo del Meridione”: che intendete?

«A noi Briganti Hirpini il termine "Meridione" non piace. Ancor di più "meridionale". Se il primo al massimo lo possiamo ritenere esclusivamente un sostantivo geografico, il secondo lo riteniamo addirittura offensivo ! E questo grazie a come, per oltre un secolo e mezzo, tale termine abbia indicato i nativi e abitanti del Sud della penisola come "potenziali criminali" (Vedasi Lombroso), "imbroglioni", " svogliati", "ladri" e "mafiosi" racchiudendone tali calunnie razziste e discriminatorie da parte dei "fratelli" del nord.

Ricordo ancora una frase rivoltami da un mantovano : "Sei una brava persona, eppure sei meridionale !"

L' abbiamo dichiarato e diffuso innumerevoli volte pubblicamente : noi siamo duosiciliani! Per ben 7 Secoli e mezzo abbiamo avuto uno Stato vero, nostro ! O se vogliamo andare "più indietro": “gaellenici e siciliani!” Se invece guardiamo un pò "innanzi", con un neologismo che rispetti e citi anche la geografia, direi che siamo: centro mediterranei. Ma meridionali proprio no. La nostra posizione indipendentista non è pervasa da alcun nostalgismo monarchico né partitico. Sarebbe un' inutile perdita di tempo. Guarda al domani, conservandone l' orgoglio di ieri. Noi auspichiamo ad un' Europa e a un Ordinamento Mondiale delle Patrie, dei Popoli, delle Identità e delle Culture in cui rientri in armonico sodalizio con tutti. Il nostro sodalizio, quello di sempre ! Dal Tronto a Lampedusa».

Credete sia davvero possibile distaccare il Sud Italia (Regno delle due Sicilie) dal Nord e come potrebbe questo stato indipendente sopravvivere?

«Il Sud è già distaccato. E da ben 157 anni. E' solo un'area coloniale "interna" di consumo e sfruttamento, per citare il compianto Maestro Nicola Zitara da Siderno. E tanto per citare anche due esempi odierni: ricordo un Ministro delle Infrastrutture che dichiarò non molto tempo fa che, "Al Sud non si costruisce perché ci sono le rocce". Oppure quel che disse un sornione ex Presidente del Consiglio alcuni anni fa (tra l' altro un presidente molto votato al Sud allora) in occasione di un Napoli - Milan di campionato di calcio di Serie A : " Andiamo a vincere a Napoli per battere il Sud !" Ancora? Oserei dire! Tutto molto unitario, non c' è che dire. Se si considerano le risorse economiche pubbliche delle Due Sicilie al momento dell'"annessione", scorgiamo un ammontare di ben 443 milioni di Lire/Oro (oggi, da alcuni studi svolti individuabili in oltre 80 miliardi di euro) spariti! Ovvero, presi e portati a "Casa Savoia" e distribuiti tra i "compari" della Finanza del tempo.

Il Regno delle Due Sicilie era uno Stato Sovrano e Indipendente, che senza alcuna dichiarazione di guerra venne invaso, occupato e depredato da una congiura internazionale. Riteniamo quindi legittima, la restituzione aggiornata, interessi compresi, di tali finanze espropriate per il relativo iniziale utilizzo per il neo nascente Stato duosiciliano, indirizzato ed organizzato, finalmente libero da veti, limitazioni, repressione fiscale ed inutile assistenzialismo, verso lo sfruttamento e la valorizzazione delle sue risorse ed eccellenze in buona parte naturali, come Territorio, Turismo, Agricoltura ma non solo. Non dimentichiamo che tra Hirpinia, Basilicata, Puglia e Sicilia ci sono dei giacimenti minerari e petroliferi che, se ben t lavorati, potrebbero contribuire il buona quota per il fabbisogno autonomo e non svenduti in cambio di elemosine e deturpamento delle aree alle Multinazionali. Il tutto con la necessaria creazione di una forma di Stato delle Competenze, del Lavoro, delle Produzioni e del Merito. Scevro dalla partitocrazia e dalle lobby!»

Perché credete che L’Unità Nazionale abbia finito per prevaricare l’identità di tanti ceppi specifici del Sud Italia?

«Se per "Unità Nazionale" si intende quella del 1860 /61 dichiariamo che non ci fu alcuna unità! Né tantomeno nazionale! Ci fu solo il prevaricare con la forza ed il raggiro di una monarchia alla fame, quella Savoia, che asservita ai potentati finanziari e massonici d' oltr'Alpe del tempo, venne reclutata e finanziata per invadere e derubare gli Stati Italiani Legittimi e Sovrani sanciti dal Congresso di Vienna nel 1816, contravvenendo anche a tali patti come Stato co - stipulatore. E tale prevaricazione, in oltre un secolo e mezzo, si è ingrandita, rimodellata, sviluppata ed aggiornata a discapito delle nostre aree del Sud, tanto da assistere al progressivo spopolamento e depauperamento dei nostri territori con conseguente dispersione e riduzione di usi, costumi, economie ed originali caratteristiche etiche e sociali, con continui flussi migratori verso nord, ben libero di sfruttare, ingrassarsi, svilupparsi e discriminare pure. Ma oggi, forse per "Divina Lex" di dantesco contrappasso, questo si sta verificando anche "sù", dove si è costretti a partire per un ulteriore nord. "Si è sempre " meridionali" di qualcuno": disse un saggio. E se tali ci chiamarono e ci ridussero i "fratelli del nord", adesso tocca a loro esserlo!».

Come si inseriscono in questo scenario i Briganti?

«Come spesso dichiarato e pubblicato, oggi, il " Brigante", ovvero l' identitario Duosiciliano, sia esso Hirpino, Salentino, Basso Pontino, Napoletano o Siciliano, Calabrese, Pugliese, Abruzzese, Lucano o Molisano, non è da paragonare o catalogare come un partitico "compagno", " camerata" o "amico". Il Brigante "2.0" è colui che ama incondizionatamente la sua Terra, la difende, la vanta, la proclama, la diffonde. È chi parla orgoglioso il suo Dialetto o la sua Lingua, senza vergognarsene. È chi lotta duro, si arrangia, soffre e si adatta onestamente e con dignità per non andar via. È chi rifiuta ogni intrigo partitocratico. È chi analizza, diffonde e ama la sua storia, e che vuole e cerca un futuro, per se stesso e per la sua gente discerdendone i degni dagli ascari venduti o malfattori! Per cui il nostro Indipendentismo non ha alcuna assonanza né col partitismo meridionalista d'aggancio ai partiti né agli sterili salotti da "belle epoque" né tantomento con gli pseudoindipendentismi europei, ambigui e manovrati. Due Sicilie Libere!».