Suicidi in Irpinia, sì alla prevenzione e riabilitazione

Il convegno organizzato dalla Caritas che si è tenuto al carcere Borbonico di Avellino

Avellino.  

ll mal di vivere non cessa di esistere nella provincia avellinese. Dopo 40 suicidi del 2014, si contano in questi primi mesi del 2015 già 10 morti legati al mal di vivere, troppi per un territorio da sempre simbolo di serenità.

Del tema se n'è discusso al carcere Borbonico, durante l'incontro organizzato dal Coordinamento Salute Mentale della Caritas Diocesana di Avellino. Una riflessione sulla condizione umana che interroga le coscienze di uomini e donne alla presenza di autorevoli relatori.

Al tavolo c'era anche il vescovo di Avellino Monsignor Marino, Carlo Mele della Caritas e padre Arnaldo Pangrazzi, docente di pastorale presso l'Istituto Internazionale Camillanum di Roma, presidente dell'Associazione Italiana di pastorale sanitaria (Aipa) e presidente del Comitato Europeo di pastoral care and counselling.  

Padre Pangrazzi ha parlato del problema sociale, ma ha puntato l'attenzione soprattutto alla prevenzione e riabilitazione. 

«In mezzo ai dolori nascono le speranze - ha detto padre Arnaldo - a volte quando accadono le tragedie si trova la forza in gruppo per andare avanti.  C'è maggiore sensibilità quando insieme si raccontano le esperienze e insieme si cercano soluzioni per sostenersi e prevenire altri dolori. 

Sono diverse le caratteristiche del suicidio - ha sottolineato - può colpire chiunque: possono esserci condotte autodistruttive (uso di alcol, droga), dissimulativi o camuffati (finti incidenti). Poi ci sono i tentativi di suicidio.

Su questo ultimo punto noi abbiamo lavorato tanto, con centri di ascolto e punti telefonici. Ma non solo. Abbiamo anche lavorato alla riabilitazione non solo per le persone in difficoltà ma anche per le famiglie che hanno subìto i lutti. 

Paola Iandolo