di Andrea Fantucchio
«Quando l'ho conosciuto era un giovane uomo sorridente. Capace di essere simpatico "a pelle". Una qualità che gli ho sempre invidiato. Per me se ne va un fratello». Aveva le lacrime agli occhi, e non era l'unico, il presidente del tribunale di Avellino, Vincenzo Beatrice. Mentre salutava il gip Giovan Francesco Fiore, per tutti semplicemente Gianfranco. Ha lasciato il tribunale di Avellino, la “sua seconda casa”, per trasferirsi al tribunale dei minori di Salerno. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il video. A fine articolo tutte le foto)
Questa mattina, alla sua festa d'addio, c'è stata un'affluenza straordinaria. C'è chi dice come poche altre volte nel recente passato. A testimonianza del fatto che Fiore è riuscito a superare il confine tracciato dal proprio ruolo, quello di magistrato, conquistando anche quanti hanno avuto semplicemente la fortuna di conoscerlo.
Tante le presenze istituzionali. Oltre a Beatrice, il presidente dell'ordine degli avvocati, Fabio Benigni, quello della camera penale, Giuseppe Saccone, il presidente Anm di Avellino, Gaetano Guglielmo, quello dell'Aiga di Avellino, Raffaele Tecce, il Procuratore Capo, Rosario Cantelmo, il comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Cagnazzo affiancato dal capitano Quintino Russo, il vicequestore capo della Polizia Stradale, Renato Alfano. Ai quali si sono aggiunte centinaia di persone fra avvocati, cancellieri, semplici conoscenti di Fiore.
Che fosse una giornata particolare ce ne siamo accorti dalle 12. Un'ora prima dell'orario previsto dai saluti. Di fronte all'ingresso del tribunale sono iniziate a “sfilare” decine di persone. Mentre al primo piano, poco distante dall'aula al quale Fiore ha “consacrato” gli ultimi otto anni di carriera, era stato già allestito il tavolo per il ricco buffet.
L'Aula della Corte d'Assise, scelta per il discorso d'addio, si è iniziata a riempire intorno alle 12.45. A poco a poco le sedie sono state tutti riempite. Poi sono arrivati i "relatori d'eccezione". Per ultimo, dopo le 13.20, è arrivato l'ospite d'onore. C'è chi scherza dicendo che abbia voluto attendere fino in fondo, come ha sempre fatto per le sue ordinanze. Meditate, sempre, giuridicamente inattaccabili.
E' toccato al presidente Beatrice aprire la scatola dei ricordi che si intrecciano con i vent'anni di carriera di Fiore. Una testimonianza molto toccante che ha finito per commuovere anche il gip.
«Grazie a tutti per essere venuti – ha esordito Beatrice – non riesco ancora a rassegnarmi all'idea che Gianfranco vada via. Fra noi è stato, senza fraitendere si intende, amore a prima vista. Potrei ricordare tanti episodi, vi parlerò di quando sono venuto a conoscenza dell'altra vita di Fiore. O, meglio, di Gianfranco da Montoro. Così si fa chiamare nelle vesti di commentatore sportivo radiofonico. Ruolo nel quale si è distinto grazie alla competenza e alla capacità di coinvolgere chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarlo. E poi siamo due tifosissimi del Lupo».
Sul palco è poi salito il vescovo Sergio Melillo. Legato da amicizia di lunga data al gip Fiore.
Melillo ha scelto di dedicare all'amico poche parole, ma profondamente incisive: «Siamo stati compagni di viaggio. Attraverso un mondo, quello del tribunale, che entrambi vediamo non come un luogo per infliggere delle pene, ma il tassello di un percorso di rieducazione imprescindibile per qualsiasi società che voglia definirsi civile. Ognuno di noi, in particolar modo i giudici, devono sostenere questo fardello».
L'ex presidente del tribunale Michele Rescigno ha evocato la grande fede calcistica di Fiore: «Oggi il tribunale e tutti noi perdiamo un grande professionista, anche se sono certo che un legame così profondo non possa essere reciso. Gianfranco è un magistrato straordinario e un altrettanto fine conoscitore del calcio. Sono certo che continuerà a suggerirci il suo 3-5-2 anche da dove andrà adesso».
Rosario Cantelmo, con la sua consueta incisività pacata, ha speso parole importanti per Fiore: «La Procura perde un riferimento fondamentale. Io credo che tra i magistrati bravi, ci siano quelli un po' più bravi, Gianfranco è uno di questi. Sempre attento ad ascoltare le ragioni di tutti, a offrire un confronto rigoroso e costruttivo. Sono certo che mi ritroverà a telefonarlo anche adesso che non sarà più qui. Per discutere di lavoro e non solo».
Gaetano Guglielmo ha trattenuto a fatica le lacrime mentre dedicava a Fiore un un suo pensiero: «L'affetto per Gianfranco, come vedete, mi gioca già brutti scherzi. Sono certo che lo farà anche con te, Gianfranco. La mattina in auto ti dirigerai ad Avellino per poi accorgerti che lavori solo un po' più in là».
Fabio Benigni, molto emozionato, ha consegnato a Fiore i regali dell'ordine degli avvocati: un'agenda che ha raccolto i pensieri di tutti per il gip e una targa celebrativa.
«Fiore – ha spiegato il presidente – è stato un magistrato sempre pronto a discutere con gli avvocati. A conoscere i bisogni della categoria, pur mantenendo un atteggiamento rigoroso ed equidistante. Il tribunale di Avellino perde un professionista straordinario».
Il presidente della camera penale irpina, Giuseppe Saccone, ha ricordato l'infanzia trascorsa con Fiore: «Un' amicizia balneare, nata in vancaza. Eravamo piccolissimi, e chi se lo scorda? Poi ci siamo ritrovati durante il periodo degli studi. Ci siamo formati allo stesso pensatoio, con i professori Marino e Catania. Gianfranco, ti ricordi? Tu hai svolto sempre il tuo ruolo con grande professionalità, attenzione, eccezionale rigorosità. Per me se ne va un grande amico e un magistrato unico».
Altrettanto sentito l'intervento del presidente dell'Aiga di Avellino, Raffaele Tecce: «I professionisti come Fiore aiutano ad alimentare il sentire comune nei confronti della credibilità della giustizia. Io non credo vada via, si sposterà solo un po' più in là. Dove continuerà a svolgere il proprio ruolo con la consueta bravura e professionalità. Lo saluto con affetto, un giudice al quale sarò sempre devoto. E' proprio questo l'aggettivo che voglio utilizzare».
Stringati ma incisivi i saluti di Rossella Silvestro, che ha parlato per i vpo, e della dirigente amministrativa Rosalba Colucci. Hanno lodato la capacità di Fiore di rapportarsi e collaborare con tutti. Oltre a ringraziare il magistrato per la professionalità dimostrata negli ultimi vent'anni.
Sentimento condiviso da una colonna portante del tribunale , il collaboratore giudiziario Peppino Iuliano. Trasportato dalle emozioni, che non ha voluto lecitamente nascondere, ha commentato: «La vita non ammette soste, sta a noi lasciare tracce importanti lungo il percorso. Lei (riferendosi a Fiore) lo ha fatto più volte in questi anni. Un onesto servitore dello Stato, sempre devoto ai valori della famiglia».
L'avvocato Annibale Schettino ci ha tenuto a lodare pubblicamente la gran curiosità e disponibilità di Fiore.
«Due doti – ha chiarito il penalista con la consueta incisività - che ci ha accomunano. Doti che permettono alle persone di entrare in sintonia senza che venga nascosta alcuna carta. Oggi se ne va un professionista valente e un uomo straordinario».
Fiore ha esitato prima di prendere la parola. Si è tolto un attimo gli occhiali, ha ripreso fiato. Si è impegnato, e molto, per non scoppiare in lacrime. La sua voce era rotta dall'emozione quando ha salutato tutti.
«Ringrazio i compagni di questo lungo viaggio. Tutto quello che avevo da dire l'ho detto in questi vent'anni. Ho avuto la fortuna di conoscere cinque presidenti del tribunale, tre generazioni di magistrati e due di avvocati. Ho visto padri di alcuni di loro portarmi i figli e chiedermi di guidarli. E oggi quegli stessi ragazzi li rivedo qui: valenti avvocati, calcare quelle stesse aule come hanno fatto prima i genitori. Non posso che ringraziarvi tutti per essere qui oggi. Non solo i colleghi attuali, ma anche quelli del passato che hanno voluto essere qui per me. Ringrazio i colleghi magistrati, gli avvocati, i cancellieri, i collaboratori giudiziari e anche le signore delle pulzie. Perché senza il lavoro di tutti niente sarebbe stato uguale. Vado via perché nulla dura per sempre, ma ho deciso di svolgere un ruolo diverso perché non potrei mai fare quello che facevo qui. Mi sembrerebbe di fare un torto ad Avellino che resterà sempre la mia città».
E' seguito uno lungo, interminabile applauso.
